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Full text of "Roberto il diavolo; opera in cinque atti. Con balli analoghi. Da rappresentarsi nell'I. e R. Teatro in via della Pergola, il carnevale 1840-41"

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I 


i 


ROBERTO  IL  DIMOIO 

CON  BALLI  ANALOGHI 

Da  topprcficntarst  ueU'J.  «  IR»  lealtà 
UT  TI  A  DELLA  PBElC-OL 

IL  CARNEVALE  1840-41. 

y  *$/.  J.  *  M 

LEOPOLDO  II. 

mkàmwmmk  di  «dammia 

&c.  &c.  &c. 


PRESSO  G.  GALLETTI  IN  VIA  PORTA-ROSSA 

1840. 


I^oberto  I.  Duca  di  Normandia  figlio  di  Riccar- 
do IL  detto  il  il  Buono ,  e  padre  del  famoso  Gu- 
glielmo il  Conquistatore  ,  ascese  al  Trono  del 
fratello  primogenito  Riccardo  III.  circa  Y  anno 
1028.,  non  senza  la  taccia  ,  presso  alcuni,  di  a- 
verne  procurata  la  morte  con  un  veleno.  Per  la 
sua  liberalità  si  meritò  il  soprannome  di  Magni- 
fico, come  pel  suo  valore,  e  pella  bravura  nel  ma- 
neggio delle  armi,  ebbe  dai  sudditi  anche  quello 
di  Diavolo.  Dopo  non  molli  anni  di  un  regno  fe- 
lice, e  fecondo  per  esso  di  illustri  gesta,  tormen- 
tato dalla  rimembranza,  o  di  qualche  fallo,  o  di 
alcuni  errori  di  gioventù,  pensò  farne  l'espiazio- 
ne con  un  pellegrinaggio  in  Terra  Santa  ,  che 
portò  ad  effetto  con  rara  magnificenza,  generosi- 
tà, e  pietà  (1),  dopo  aver  provveduto  alla  tran- 
quillila de'suoi  stati,  e  nominato  successore  il  fi- 
glio sotto  la  tutela  di  Enrico  I.  Re  di  Francia.  Nel 
ritorno  da  Gerusalemme  colpito  da  fiera,  e  breve 
malattia  morì  santamente  a  Nicèa. 

Non  v'ha  dubbio  esser  questi  quel  Roberto, 
che  in  epoche  posteriori  ,  le  quali  ,  per  il  gusto 


(1)  Michaud  Storia  delle  Crociate  Lib.  1. 


alle  imprese  cavalleresche,  abbellite,  ed  esagera- 
le dall'immaginazione  dei  Trovatori,  furono  così 
feconde  di  racconti  soprannaturali, e  prodigiosi, ab- 
bia dato  argomento  a  varie,  e  diverse  cronache  , 
leggende,  e  romanzi  ,  che  hanno  per  molto  tem- 
po tenuto  luogo  (e  lo  tengono  forse  tuttora  pres- 
so alcuni  popoli  )  di  isteriche  tradizioni.  Quindi 
è,  che  si  è  creduto,  che  Riccardo  (  o  Uberto  se- 
condo alcune  leggende  (  Duca  di  Normandia,  di- 
sperato  per  non  aver  successione,  facesse  voto  al 
Diavolo  di  dare  a  Lui  quel  figlio,  che  col  suo  po- 
tere gli  fosse  stato  concesso ,  e  che  dopo  un  anno 
eoi  più  orribili  prestigj  nascesse  Roberto,  che,  per 
il  suo  carattere,  e  per  gli  orrori ,  di  cui  fu  capace 
fino  dall'  infanzia,  fu  soprannominato  il  Diavolo, 
€011  altre  simili  fole,  (i)  Celebre  è  il  romanzo  più 
volte  pubblicato  in  Francia  nei  Secoli  XV.,  e 
XVI.  a  Vita  del  terribile  Roberto  il  Diavolo  ^che 
fu  poi  uomo  di  Dio.  » 

Da  tali  fonti  i  Sigg.  Bouillj,  e  Dumersan  tras- 
sero il  soggetto  di  un  Vaudeville  rappresentato 
nel  i8i3.  col  titolo  di  Roberto  il  Diavolo.  Quin- 
di i  Sigg.  Scribe,  e  Delavigne  immaginarono  quel- 
lo della  celebre  Opera,  che  tanto  rumore  ha  me- 
nato in  Francia,  ed  altrove,  per  la  pompa  delle 
decorazioni,  che  V  accompagnano,  e  per  la  bellis- 
sima musica  del  Meyerbeer. 

L'azione  del  presente  Dramma  è  presa  in  un 
tempo,  in  cui  Roberto,  o  costretto  dalle  conseguen- 
ze da  suoi  disordini,  o  discacciato  dal  padre,  si  è 


(1)  Vedasi  nel  Musèe  de  Famille  V  articolo  Robert- h- 
Dialìc  Voi.  IP  ag  .  2C9.  N.  XXXIV. 


rifugiato  in  Sicilia,  ove  è  trattenuto,  non  solo  dal- 
la passione  per  le  raonomachìe,  che  tanto  applau- 
divansi  nei  Tornèi  di  quei  tempi,  ma  ancora  dal- 
l'amore concepito  per  la  figlia  del  Rè  di  queir  I- 
sola»  Un  cattivo  genio  rappresentato  dalCavalier 
Bertramo  intimo  amico  di  Roberto,  nel  quale 
vien  simboleggiato  uno  spirito  maligno  ,  quello 
istesso,  che,  in  seguito  dell'  esecrando  voto,  fu  il 
padre  di  Roberto,  adopra  ogni  arte  per  trarre  in 
perdizione  il  giovin  Duca,  nel  di  cui  animo  non  è 
però  affatto  spento  ogni  sentimento  di  virtù.  Di 
eiò  profittando  un  buon  genio  rappresentato  da 
Jlice  contadina  Normanda,  e  sorella  di  latte  di 
Roberto,  tanto  fa,  e  coi  consigli,  e  coli' opra  ,  che 
le  riesce  di  sottrarlo  al  potere  (limitato  però  nel 
tempo)  del  malefico  genio,  di  cooperare  al  com- 
pimento delle  da  lui  bramate  nozze  con  Isabella 
Principessa  di  Sicilia,  e  di  uno  scostumato  giovi- 
ne fame  un  Principe  saggio,  e  virtuoso. 


ELENCO  DILLI  COIPAGM  DI  DMA 


Primi  Ballerini  Serj 

Sig.  ADELAIDE  FRASSI  Sig.  ENRICO  MATHIEU 

Primi  Ballerini  Italiani 

Sig.  ROSA  RA VAGLIA 
Sig.  CRISTIANO  CARDINER  -      Sig.  FEDERICO  SALES 

Primi  Mimi 

Sig.  VENTURINA  BARATTI 
Sig.  GIACINTO  PIAZZA      —      Sig.  FRANC.0  BARATTI 

Primi  Ballerini  di  Mezzo  Carattere 

Sigg.  LIUZZI  CONCETTA     *  Sigg.  BARNI  ASSUNTA 
BARATTI  VENTURINA  \        RABUJATI  MARIA 
TANZI  GIUDITTA       f        BOSCHI  ADELAIDE 
TRENTANOVE  MARIA  l        CALVI  IRENE 

Sigg.  NUNZIANTE  GENNARO  f  Sigg.  LIUZZI  ANGELO 
SCIACALUGA  FELICE  ?        PINSUTO  AGRIPPA 
CONSALEZ  ANNIBALE  £        ORSI  LUIGI 
ORSINI  GIUSEPPE      *        GANDOLFI  LUIGI 

Corifei  d'  ambo  i  Sessi  N.°  16. 


Maestro  e  Direttore  delV  Opere 
Sig*  PIETRO  ROMANI 
Sostituto  Sig.  Enrico  Manetti 
Capo  e  Direttore  di  Orchestra 
Sig.  Alamanno  Biagi 
Primo  Violino 
Sig.  Luigi  Viviani 
Primo  Violino  di  Concerto 
Sig.    Ranieri  Mangani 
Primo  Violino  de' Balli 
Sig.  Carlo  Ferranti 
Primo  Violino  dei  Secondi        Sig.  Luigi  Pecori 
Primo  Violoncello  Sig.  Guglielmo  Pasquwi 

Primo  Contrabbasso  Sig.  Francesco  Paini 

al  Servizio  di  S.  A,  7.  e  lì* 
i.°  Contrabb.  de1  Balli  e  suppL  Sic  A.  Peccerelli 
i  .°  Violone  dei  Balli  Sig.  Gaetano  Rizzo 


Prime  Viole 


(  Sig.  Tommaso  Tinti 

(  Sig.  Francesco  Miniati 

Primo  Oboe  Sig.  Fgisto  Mosell 

al  Servizio  di  S.  A,  f.  e  R. 

Primo  Clarinetto  Sig.  Giovanni  Bimboni 

Primo  Flauto  ed  Ottavino         Sig.  Carlo  Alessandri 

Primo  Corno  Sig.  Carlo  Tosoroni 

al  Servizio  di  S.  A.  I.  e  R. 

Primo  Corno  di  ada*  Coppia     Sig.  Leopoldo  Braschi 

_  .    .  r,  (  Sig.  Pietro  Luciiini 

Primi  Fasotti  )  c      „  n 

a  (  oig.  Carlo  Lhaptjy 

Primo  Trombone  Concertista     Sig.  Giovacchino  Bimboni 

al  Servizio  di  S.  A.  /.  e  R* 
Primo  Trombone  Sig.  Demetrio  Chiavaccio 

OJleide  Sig.  Demetrio  Catanzaro 

Prima  Tromba  Sig.  Enea  Bri  zzi 

Timpanista  Sig.  Leopoldo  Lironi 

Suggeritore  Sig.  Carlo  Pruner 
Copista  della  Musica  Sig.  Francesco  Minimi 
Pittore  Scenografo  Sig.  Giovanni  Gianni 
Pittore  Figurista   Sig.  Gaetano  Piattoli 
Pittore  Costumista  Sig.  Carlo  Gallier 
Macchinista  e  Illuminatore  Sig.  Cosimo  Canovetti  e  F.0 
Attrezzista  Sig*  Giuseppe  Cecconi  e  C.° 
])  Vestiario  di  proprietà  del  Sig.  Aless.  Lanari 
Diretto  da-1  Sig.  Vincenzo  Battistini. 


ROBERTO ,  Duca  di  Normandia 
Sig.  DEL  MASSI  GAELO 

BERTRAMO,  di  lui  Amico 

S%.  POETO  GAELO 

ALBERTI ,  Maggiordomo  del  Re  di  Sicilia 

Sig.  MASSELLI  DEMETRIO 

KAMBALDO  ,  Contadino  Normahdo 
Sig.  LUCCHESI  GIUSEPPE 

ISABELLA ,  Principessa  di  Sicilia 

Sig.  MEQUILLET  SOFIA 

ALICE ,  Contadina  Normanda 

Sig.  SC  HUBERT  MAS  CHINE  A 

Araldo  d'armi  del  Re  di  Sicilia 

Sig.  GIACGHINI  ALESSANDRO 

CORI  DI 

Cavali  eri  -  Fanciulle  -  Dame  -  Damigelle'  -  S&Utarj 
Spettri  -  Popolo. 

BALLABILI  DI 

Goatadini  -  Contadine  -  Demonj  -  Larve  -  Dame  -  Cavalieri. 

COMPARSE 

Guardie  Reali  -  Araldi  -  Cavalieri  -  Paggi  -  Soldati 
Scudieri  -  Dame  -  Damigelle  -  Conladini,  e  Contadine 
Popolo. 

—  La  Scena  è  in  Sicilia.  — 


Poesia  del  Sig,  SCRIBE  ,  e  DE-LAV1GNE. 

Mysicà  del  Celebre  Maestro  Sig.  GIAC.  MEYERBEER 

LA  TRADUZIONE  DELLA  PRESENTE  OPERA 
È  STATA  FATTA 

DAL  SIG.  A.  C. 

DI  SIENA. 

I 


Lido  col  Porto  di  Palermo.  Varie  tende  collocate  all'om- 
bra degli  alberi.  Durante  l'introduzione  vedonsi  arrivare 
a  più  riprese  delle  barche,  dalie  quali  scendon  dei 
forestieri  . 

SCENA  PRIMA. 

Roberto,  Bertramo,  Alberto,  il  Segretario  di  Roberto, 
Cavalieri,  Servi ,  Scudieri. 

(All'alzarsi  del  Sipario  Roberto,  e  Bertramo  sono  assisi 
ad  una  tavola  a  sinistra  dello  Spettatore .  Alcuni  servi, 
e  Scudieri  sono  occupati  a  servirli.  Alla  dritta  vi  è  un'al- 
tra tavola,intornoalla  quale  varj  Cavalieri  bevono  insieme) 

Coro  di  Cav.[l)  "Versiamo  a  tazza  piena 
Il  generoso  umor; 
L'oblìo  d'ogni  sua  peua 
L'ebrezza  rechi  al  cor. 
ÀI  sol  piacer  doniamo 
Or  tutti  i  nostri  dì  ; 
Amiam  ;  beviam  ,  giochiamo, 
Viviamo  ognor  così . 
Un  Cav.  (2)  Quanti  scudieri  mai  !  Che  luciti'  armi  ! 
Alb.         Chi  è  mai  quello  straniero?  Questo  ricco 
Signor  di  cui  le  tende 
Così  eleganti  presso  noi  s'inalzano? 
Un  Cav.    Chi  io  Sicilia  il  conduce? 
altro  Cav.  Ei  viene ,  io  credo , 

A)  par  di  noi  al  gran  Tornèo,  che  ci  offre 
Il  Duca  di  Messina. 
Reb.  (Z)  Illustri  Cavalieri, 

Alla  vostra  salute  io  bevo:  evviva! 
/  Cav.      A  te  rendiam  dovute  grazie:  evviva! 


(1)  Dal  loro  contegno  si  conosce ,  che  sono  alquanto  ral- 
legrati dal  vino. 

(2)  Guardano  verso  Roberto. 

(3)  Volgendosi  ai  Cavalieri  col  bicchiere  alla  mano. 


I  o 

Tutti  Al  sol  piacer  doniamo 

Or  tutti  i  nostri  di  : 
Amiam,  beviarn,  giochiamo, 
Viviamo  ognor  così. 

SCENA  II. 

I  precedenti,  indi  Rambaldo . 

Alb.       Giungon  dei  Trovatori , 

Dei  scaltri  giocolier,  che  ad  un  sol  cenno 
Di  vostra  Signoria 

Potrà n  la  mensa  rallegrar  col  canto: 

Vengon  di  Francia ,  e  dalla  Normandia  . 
Rob.  (k)  Come  !  di  Normandia  ? 
Ber.  ^5)  Dall'  ingrata  tua  patria  . 
Rob.  (6)  T'accosta: 

(7)  Prendi,  e  canta  un  istoria. 
Ram.      Io  canterò  V  istoria  spaventosa 

Del  nostro  giovin  Duca , 

Di  quel  Roberto  il  Diavolo  . . . 
Tutti      Roberto  il  Diavolo  ! 
Ramb.    Di  quel  triste  soggetto 

A  Lucifer  promesso, 

Che  per  i  suoi  misfatti 

La  patria  abbandonò. 
Ber.  (8)  Roberto,  senti? 

Rob.  (9)  Comincia  . 
Ber.  Or  yia. 

Core  Tutti  ascoltiamo:  attenti  . 

BALLATA 

Ramb.  Regnava  un  tempo 

In  Normandia 
Un  Prence  illustre. 
Pel  suo  valor  . 
Sua  figlia  Berta 


(4j  Con  sorpresa. 
(5J  Piano  a  Robarto. 
(&]  A  Rambaldo,  che  entra, 
(l)       getta  una  borsa. 

(8)  Piano  a  Roberto ,  il  guale  tira  il  suo  pugnale,  ma 
Esso  lo  trattiene. 

(9)  Volgendosi  freddamente  verso  Rambaldo. 


Gentile ,  e  pia 
Avea  gli  amanti 
Tutti  in  orror. 
Allor  che  giunse 
Del  Padre  in  corte 
Un  Prence  incognito , 

Un  gran  guerrier. 
E  quella  figlia 
In  pria  sì  forte 

D'  amor  nel  laccio 

Dovè  cader. 
Funesto  errore! 

Fatai  pensiero  ! 

Egli  era  ,  dicesi , 

Questo  guerrier 
Abilator 

Del  tristo  impero: 

Un  Negromante 

In  forma  d'uom. 
Che  beli'  Istoria  ! 

Rider  convien. 
In  Lui ,  di  Satana 

Ministro  eletto , 

V  arti  riunivansi 

Di  seduttor  . 
Egli  d' invidia 

Era  l'oggetto: 

Delle  ricchezze 

Dispensator . 
Presi  all'abbaglio 

De'  suoi  tesori , 

E  padre  ,  e  figlia 

Tosto  restar, 
E  con  magnifica 

Pompa ,  ed  onori 

Le  nozze  subito 

Si  celebrar. 
Funesto  errore! 

Fatai  pensiero  ec. 

Da  tal  funesta 

Indegna  unione 

Condegno  figlio 

Roberto  uscì  ! 
Ei  lo  spavento 

Fù  del  cantone: 

Roberto  il  Diavolo 

Chiamar  s'  udì . 
Di  duol  »  di  lacrima 


12 

Sorgente  ognora  ; 

D'  ogni  famiglia 

Desolator . 
Rattrista  i  talami 

Sposi  addolora  , 

Di  mogli ,  e  vergini 

È  rapilor. 
Fuggite  ,  o  figlie  , 

Fugga  la  madre  . 

Roberto  appressasi 

Oh  Giel  che  orror  ! 
Sotto  sì  amabili 

Forme  leggiadre 

Il  cuor  nascondesi 

Del  genitor  . 
("oro  Dunque  Roberto? 

Ramb.  Egl'  era  un  Diarolo  l 

Coro  Egf  era  un  Diavolo  ! 

Ramb.  Era  davver . 

Coro  Che  beli'  istoria 

Rider  convien  : 
R#b.  (Ì6)  Questo  è  troppo:  or  s'arresti 

Un  indegno  vassallo:  io  son  Roberto. 
Coro       Oh  del  ! 

Ramb.  (11)  Misericordia  ! 

Perdon  mio  buon  Signore. 
Rob.       Un'  ora  io  ti  concedo  : 

Volgiti  a!  Cielo  :  e  poi 
(18)  Al  supplizio  sia  tratto 
Ramb.    Grazia:  Deh!  vi  scongiuro, 

Di  vostra  Signoria 

Partii  di  Normandia , 

E  meco  è  la  mia  sposa  , 

Che  un  sacro ,  e  pio  messaggio 

Con  voi  deve  adempir  . 
Rob.       Sei  colla  sposa  .  .  .  Attendi  . .  . 

Beila  al  certo  esser  deve; 

Intenerir  mi  sento , 

Or  via  pe'suoi  begl'occhi  io  ti  fo  grazia 
Della  vita  ;  ma  dessa  a  me  appartiene 
Qui  tratta  all'istante.  Cavalieri, 
A  voi  lo  dono  . 


In  traccia  appunto 


(io)  Roberto  che  fino  ad  ora  ha  cermto  di  trattenere  la  sua 

collera  si  alza  con  impelo, 
(ti)  Cadendo  in  ginocchio.         (i*)  Ai  servi. 


i3 

Coro  Or  bene. 

Ramb.  Oimè  !  Oimè  ! 

Rob.       Vassallo  indegno,  or  mentre  a  te  perdono 

Osi  tu  dunque  lamentarti  ancor? 
Rob.     (13/       Al  sol  piacer  doniamo 
§  i  Cav.  Or  tutti  i  nostri  dì: 

Amiam  ,  beviam  ,  giochiamo. 

Viviamo  ognor  così. 

SCENA  III. 

1  precedenti.  Alice  condotta  dai  paggi  di  Roberto. 

AH.  Per  pietà,  deh!  mi  lasciate: 

Dove  mai  mi  conducete? 
Coro  Uh  come  è  bella  / 

Oh  come  è  amabile  ! 

Raffrena  i  palpiti, 

Cessi  il  timor. 
Ali.    (14)      Grazia,  oh  Dio,  gli  concedete. 
Coro  Non  v'  è  pietade  , 

Non  V  è  mercè  , 

Non  y<  è  pietade , 

Si  dee  punir. 

Della  vendetta 

Vogliam  gioir. 
Ali.  Ah!  speranza  più  non  resta! 

Grazia ,  grazia  per  pietà 
Rob.       (15)  Che  vidi,  che  ascoltai  !  E  dessa  Alice. 
Ali.  Ah!  Signor  deh!  mi  proteggi, 

Tu  mi  salva  da  coslor. 
Rob.   (16J     V  arrestate  .Alice  è  dessa, 

Rispettate  il  debol  sesso, 

Che  un  sol  latte,  un  seno  istesso 

Noi  nudri  scordar  non  so. 
Coro  Rammenta  la  promessa: 

Scordar  tu  puoi  così? 
Al  sol  piacer  doniamo 

Or  tutti  i  nostri  dì  : 

Amiam,  beviam,  giochiamo.., 
Rob.    (i7)     In  sua  difesa  io  sono; 


(iò)  Facendo  cenno  agli  scudieri  che  portino  da  bere, 
(li)  Accennando  Rambaldo,  che  vede  in  mezzo  ai  servi  di 

Roberto.  (\ò)  Riconosce  Alìce. 

(16)  Ai  Cavalieri.  (17)  Interrompendoli. 


/ 


4 

Se  alcun  toccarla  ardisce 
Non  speri  il  mio  perdono , 
Da  me  la  morte  avrà. 
6oro     (18)         Partiamo,  amici, 
Usiam  prudenza: 
Di  resistenza 
Tempo  non  è  . 
Sì ,  Partiamo 
Usiam  prudenza, 
E  più  tardi 
Tornerem . 

Rob.  Del  mio  sdegno  a  sì  tremate, 

Obbedir  dovete  a  me  : 
Sù  partile,  presto  andate, 
0  punirvi  io  ben  saprò.  (19) 

SCENA  IV. 
Roberto,  Alice. 

Prence  mio,  mio  Signore... 
Ah  !  tuo  fratel  mi  chiama  . 
Da  sconoscenti  sudditi  cacciato 
Sovra  d'  estraneo  lido 
Un  esule  son  io.  Invan  la  morte 
Cercai  fra  farmi  ognora. Amor, che  in  queste 
Ridenti  spiagge  nV  attendeva  ,  il  colmo 
Pose  ai  miei  mali.  E  tu  presso  Palermo 
Or  dimmi  a  far  che  vieni? 
Un  dover  sacro  adempio . 
Gol  fido  sposo  al  lato; 
io  la  natia  capanna  abbandonai , 
E  l'imenèo,  che  unirci  dee,  sospesi. 
Ma  come!  E  perchè  mai? 
Per  eseguir  della  tua  madre  un  cenno. 
Oh  !  cara  madre  ...  Ah  paria. 
Al  suo  voler  pronto  son  io  . 

Concesso 
Ah  !  non  ti  fia  nè  udirla  , 
Nè  più  vederla  . .  ~ 

Oh  Cielo  ! 

Più  non  vive  . 


Ali. 
Rob. 


Ali. 


Rob. 

Ali. 
Lab. 

Ali. 


lob. 
Ali. 


(18)  Piano  fra  loro. 

(19)  Rambaldo,  e  i  Cavalieri  si  ritirano  da  Roberto,  che  li 
minaccia. 


i5 

Rob.  Che  intendo  !...  Ah  madre!...  io  gelo. 

Ali.  Vanne,  disse  al  figlio  mio  , 

Che  lasciommi  in  abbandono; 
Porgi  a  lui  l'estremo  addio 
Di  chi  amandolo  spirò. 
Tergi  il  pianto  a  lui  dal  ciglio: 
Senza  scorta  ei  non  restò; 
Come  in  terra ,  in  ciel  pel  figlio 
Calde  preci  io  porgerò. 
Digli  ancor ,  che  un  rio  destino 
Ver  la  via  del  mal  lo  incita; 
Cara  Alice  ,  ah  !  tu  gli  addita 
11  sentier  della  virtù. 
Possa  ei  pur  placar  lo  sdegno 
Di  quel  Dio,  che  a  se  mi  chiama: 
Possa  in  ciel  seguir  chi  V  ama , 
E  a  pregar  per  lui  sen  và. 
Rob.    Chiuder  quegli  occhi  a  me  non  fu  concesso. 
Ali.     Essa  in  mia  man  ripose 
L' ultimo  suo  volere. 
Un  giorno  (  Essa  dicea  ) 
Quand'  ei  ne  sarà  degno 
Leggerà  questo  foglio  (20) 
Rob.    Nò  :  eh'  io  noi  sono  ancora 

Ben  lo  conosco...  un  giorno... 
Deh!  tu  conserva,  Alice, 
Questo  caro  deposito  :  or  tutto 
Congiura  ai  danni  miei: 
Nella  sventura  mia 
D'un  disperato  amor  provo  i  tormenti. 
Ali.     Ameresti  tu  forse  ? 
Rob.    Senza  sperar.  I  mali  miei  deh!  senti. 
Di  questo  Rè  la  figlia 
Il  core  a  me  rapì;  facil  credei 
La  sua  conquista;  intenerir  la  vidi  : 
Ma  irrequieto...  geloso... 
Ne  fieri  miei  trasporti 
11  padre  minacciai , 
Ed  i  suoi  cavalier  tutti  sfidai  . 
Più  non  sarei  se  nel  cimesto  estremo 
Bertramo ,  un  cavaliere  amico  mio , 
E  mio  liberator  ,  morder  non  fea 
Ai  più  prodi  la  polve  : 


fio)  Alice  s'inginocchia,  e  presenta  a  Roberto  il  testamen- 
to "di  sua  madre.  2 


i6 

La  vittoria  ei  mi  porse, 

Ed  ogni  ben  perdei 
Rob.    Io  più  non  le  rividi. 
Ali.     Ài  giuramenti  suoi 

Essa  fedel  sarà  . 
Rob.  Come  saperlo  ? 

Ali.     Gliel  domanda  tu  stesso: 

A  lei  scrivi. 
Rob.  Tu  il  vuoi?  (2i; 

Ma  chi  recar  vorrà  ?... 
Ali.  Pronta  son'io. 

Coraggio  io  ben'  avrò 

Se  te  servire,  o  mio  Signor,  potrò. 
Kob.  (22)  Genio  mio  tutelare  , 

E  come  potrò  mai  ricompensarti  ? 
Ali.     Ah!  che  tu  solo  il  puoi 

Tu  conosci  l'amor.  Deh!  tu  permetti, 

Che  in  questo  giorno  istesso 

Presso  all'  aitar  mi  giuri  eterna  fede. 
Rob.    Si,  tei  prometto.  (23)  Prendi, 

Vanne  . 

SCENA  V. 

I  precedenti,  che  entrando  si  accosta  a  Roberta 

Ali.  (24)  Ah!!...  Chi  è  mai  quel  tetro  personaggio? 
Rob.     il  Cavajier  Bertramo 

II  mio' più  fido  amico; 
Ma  come  in  rimirarlo 
Impallidir  così  ? 

Ali.  (251  Dirò.,,  nel  nostro 

Castello  abbia m  in  bella  tela  espresso 
Un  valente  guerriero 
Che  abbatte  un  mostro 
Ed  a  me  sembra  . . . 


(21)  Roberto  fa  un  cenno,  ed  il  di  lui  segretario  sorti  dalla 
tenda  portando  l'occorrente  per  scrivere. 

(22)  Ad  Alice  dopo  aver  detto  al  segretario  cosa  deve  scrivere. 
(20)  Sigilla  la  lettera  col  pomo  della  spada,  e  la  consegna 

ad  Alice. 

(241  Vedendo  Bertramo  getta  un  grido,  indi  dite  piane* 
Roberto, 
faj.)  Tremante. 


Rob. 


Ebbene? 

Qual  turbamento  è  il  tuo? 


Ali. 


Ch'ei  rassomigli...? 


Rob.  (26)  Al  Guerriero? 
Ali.  Nò  ,  certo  ... 

Al  mostro 
Rob.     Qual  follia;  or  va,  mi  lascia  (27) 


Bertr.  Sù  coraggio:  la  tua  nuova  conquista 

Molto  ha  su  te  potere. 
Rob.  Sì ,  per  riconoscenza  . 
Bertr.  Ah  !  credi  a  me  che  questa 

È  degli  ingrati  ognor  la  frase  . 
Rob.    Taci  ,  Bertram  ,  pavento 
Il  tuo  funesto  influsso. 
Due  moti  interni  io  provo: 
Uno  al  ben  mi  consiglia: 
Pur  dianzi  in  core  io  ne  sentia  la  forza; 
L'altro  mi  spinge  ai  mal , 
E  tu  nulla  risparmi 
Per  risvegliarlo  in  me  . 
Bertr.  Che  dici  mai? 

Qual  delirio!  Sì  mal  dunque  conosci 
L'amico  tuo,  che  temi  del  suo  cor  ? 
Bob.    Tu  m' ami  il  sò  ,  tei  credo 
Bertr.  Ah!  sì,  Roberto, 

Più  di  me  stesso  cento  volte,  invano  (58Ì 
Saper  vorresti  a  quale  eccesso  io  t'amo: 
Bob.    Dammi  dunque  se  m'ami 
Saggi  consigli . 


Per  cacciar  la  tristezza 
Uniamci  a  questi  Cavalier  ;  del  gioco 
Tentiam  noi  pur  la  sorte  : 
Dividiam  la  lor  gioja  ; 
D'oro  bisogno  abbiamo, 
Essi  cel  forniran. 
Rob.  Va  bene,  andiamo. 


SCENA  VI. 


Roberto,  Bertramo. 


Bertr. 


Io  tei  prometto  :  e  intanto 


Sorridendo. 

(27)  Bacia  la  mano  di  Roberto,  e  parte. 

(28)  Quasi  piangendo. 


i8 

SCENA  tri, 

Roberto,  Ber  tramo,  Cavalieri  con  Alberto. 

Bertr.  (29)  Di  Normandia  il  Duca  ai  vostri  giochi 

Prender  parte  vorria  . 
.fidò.    Al  Tornèo  ,  Cavalieri , 
Ci  rivedrei»  fra  poco , 
Tutti  frattanto  io  vi  disfido  al  gioco. 
(§oro  di       Ci  lusinga,  ci  sorprende 
Cavalieri  Tanto  onor  tal  gentilezza: 

Noi  la  sorte,  che  ci  attende 
Pronti  siamo  ad  affrontar. 
Bob.  Or  cominciamo  ,  e  intanto 

De' Siciliani  il  canto. 
Meco  ripeta  ognun . 
Coro  De'  Siciliani  il  canto 

Seco  ripeta  ognun. 

SICILIANA 

Bob.  Sorte  amica  a  te  m'  affido, 

Sii  propizia  a'  desir  miei: 
Tu  del  cor  speranza  sei, 
Tu  sii  guida  alia  mia  man. 
Folle  è  quei  che  Toro  aduna 
E  goderselo  non  sa: 
Nonprovògiammai  fortuna 
Del  piacer  chi  non  cercò. 
Alb.  Sorte  amica  a  te  si  affida/ 

Sii  propizia  a  desir  suoi  : 
Tu  lo  assisti  tu  lo  guida  . 
Tu  dirigi  la  sua  man. 
Coro  Sorte  amica  ec. 

Bertr.  Amica  ,  o  avversa  sorte* 

Sii  pur  qual  vuoi,  ti  sOdo: 
Dell'  ire  tue  mi  rido  T 
Rido  dei  tuo  favor. 
(Una  tavola  da  gioco  vien  recata  in  mezzo,  intorno  e 
quale  si  collocano  i  Cavalieri:  uno  di  essi  getta  i  dadi 
quindi  Roberto  fa  altrettanto ) 
Bob.  Ho  perduto;  alla  rivincita: 

A  noi:  cento  Zecchini: 
Un  Gioc.  Eccoti  ì  dadi. 

Bob.  (30)  Quattordici:  Si,  questa  volta  io  spero. 
Che  verso  me  si  volti  il  dado:  Andiamoci) 

( 29)  Ai  Cavalieri.  (3o)  Getta  i  dadi.. 

[3i)  Getta  i  dadi  un  giocatore. 


!9 

Andiamo  io  perdo  ancora. 
Bertr.  Or  raddoppiar  conviene. 
Rob.    Van  dugenlo  Zecchini. 
Bertr.  Ma  questo  è  troppo  poco:  Cinquecento. 
Coro   Cinquecento  !  E  noi  teniam . 
Bertr.     Così  appunto  un  giocatore 

Riparar  può  i  suoi  disastri: 

Io  son  certo  del  successo. 
Rob.  Tu  lo  credi  ? 

Bertr.  Ne  son  certo. 

Rob.  (32)  Ah!  giusta  Ciel  ;  perdiamo. 
Bertr.       Deh  !  ti  consola 

Segui  il  mio  esempio, 

V  ostina  ancor, 
Folle  è  quei  che  l'oro  aduna  , 

E  goderselo  non  sa  : 

Nò  :  giammai  trovò  fortuna 

Del  piacer  chi  non  cercò. 
Coro         Folle  è  quei  ec. 
Rob.  Di  sì  barbara  ingiustizia 

Arrossir  farò  la  sorte: 

Contro  voi  tutti  io  gioco 

1  miei  diamanti  ancor  . 
Un  Gioc*.  Anco  i  Diamanti  ! 

Bah.       La  mia  ricca  argenteria  . 
Coro      La  tua  ricca  argenteria! 

Questa  d'uopo  a  noi  faria. 
Bertr.    Hai  ragion:  son  d' imbarazzo 

Tali  cose  a  chi  viaggia 
Rob.  (33)  Oh!  ciel  perduti  siamo. 
Bertr.        Caro  amico  ti  rincora: 

Credi  a  me,  t'ostina  ancora 
Folle  è  quei  ec. 
Rob.  (34)  E  i  miei  cavalli,  e  l'armi  ancora;  è  questo 

Quel  che  a  me  resta,  e  tutto  espongo  adesso. 
Bertr.     Or  tu  fai  ben ,  benissimo. 

Sì  quest'  istante  appunto 

Di  così  rie  vicende 

I  danni  a  risarcir  la  sorte  attende. 
Rok  (35;  Quindici. 
Un  Gioc.  (36)  Ed'  io  pur. 

Rob.  (37;  Sedici  . 


(32 )  Getta  i  dadi  un  giocatore,  e  quindi  Roberto  fa  altret- 
tanto. 

(55;  Getta  i  dadi  un  giocatore,  e  quindi  Roberto. 

(34)  Riscaldandosi  . 

(35)  Getta  i  dadi.   (36)  Egualmente.   (37)  Egualmente. 


20 

Qual  fortuna. 
Tu  vedi  ben  . .  . 
Un  Giae.  (38)  Biciotto  . 

lìoh.       Oh  Ciel  !  tutto  io  perdei  , 
(  oro  Tutto  ei  perdè. 

Kob.  (39)  Nel  mio  destin  funesto. 

Amico  ,  io  te  pur  trassi . 
E  T  armi,  ed  i  destrieri  . .  . 
Nulla  più  m'appartiene. 
Và:  li  consegna  a  lor;  pagar  eonyiene.  (40) 
Rob.  0  sorte  crudeli 

Disdelta  infernali 
L'  influsso  fatai 
Oppresso  mi  vuol. 
Coro  Guardale,  mirate! 

Ei  freme  ,  s'adira  , 
Ei  smania  ,  delira 
Oppresso  dal  duol, 
Rob.  Temete  il  mio  sdegno: 

Se  fui  sventurato 
Mi  posso  del  Fato 
Sù  voi  vendicar. 
€oro  Raffrena,  o  Signore, 

Il  folle  tuo  sdegno, 
O  il  nostro  furore 
Tremar  ti  farà  . 
B&rfr.  (hi)     Perchè  tanto  strepito  f 
Perchè  tanto  chiasso? 
(42)  Deh  !  ti  rincora 
Sì:  credi  a  me, 
T'  ostina  ancora  , 
»  ♦  Folle  è  quei  ec. 

Core  Folle  è  quei  ec. 

Refe.  Temete  il  mio  sdegno  ec. 

C®re  Raffrena  ,  o  Signore  ee. 


f58)  Getta  i  dadi.  Sorpresa  universale. 
(P9)  Abbattuto  volgendosi  a  Ber  tramo, 
fyo)  Bertramo  parte.      \&\)  Tornando. 
fjjd)  Deridendolo  esso  pure. 


FINE  DELLA  PARTE  PRIMA. 


21 


Gran  Sala  del  Palazzo  ,  in  fondo  alla  quale  è  una 
Galleria  ,  che  guarda  la  campagna, 

SCENA  PRIMA 

Isabèlla  sola. 

Dell'  umana  grandezza  o  infausta  sorte  ! 

Tutto  ,  fuorché  la  pace. 

Sperar  poss'  io.  Il  genitor  dispone 

Della  mia  mano  ,  e  non  consulta  il  core , 

E  Roberto  frattanto  , 

Colui ,  che  tanto  amai  mi  lascia  in  pianto. 
Invano  il  Fato 
Spero  cangiato , 
Che  i  lieti  sogni 
D'  un  dolce  amor 
Tutti  fuggirono 
Per  me  dal  cor. 
Quai  raggio  tremulo 
Di  sol ,  che  muore , 
Svanì  dai  core 
La  speme  ancor. 

SCENA  IL 

Isabella  ,  Alice. 

Alcune  giovinette  che  portano  delle  suppliche. 

€ero  di  Giovinette,  che  si  avanzano  verso  la  Principessa 
presentando  le  loro  petizioni. 

(1)  Àvanziam:  non  temiam. 
All'  indigenza 
Porgi  assistenza  : 
BeneGcenza 
È  nel  tuo  cor. 

Ali.  (  a  parte  )  Ah!  come  io  tremo!  Eppur  con  lieta  fronte. 
Posso  alla  Principessa 

Recare  un  foglio  che  le  annunzia  calma: 

Proviam.  (2) 
Jsab.  Gran  Dio ,  che  veggo  ! 

È  di  Roborto  il  foglio  :  o  Ciel  non  reggo. 

(1)  Alice  con  esse. 

(2)  Consegna  alla  Principessa  la  lettera  di  Roberto. 


22 


Ah  vieni  a  questo  seno. 
Dolce  mio  ben,  mia  vita. 
Quest'alma  intenerita 
Non  regge  al  tuo  dolor. 
Di  me  chi  più  felice  ! 
Roberto  m*  ama  ancor. 
Coro  Un  dritto  ha  Y  infelice 

Sul  tuo  bel  cor  ,  su  tè. 
hab.  Ah  !  vola  al  cor  che  t'  ama , 

Vola  mio  dolce  amor. 
Ali.  (3)         Coraggio:  or  via  agli  occhi  suoi  ti  mostra: 
Disarmato  è  il  suo  cor  :  se  di  vederti. 
Se  ascoltarti  consente 
Condannarti  non  può  :  pietà  sol  sente 

SCENA  HI. 

Isabella  ,  Roberto. 

Rob.  Ver  me  deh  !  gira 

Sereno  il  ciglio: 
Mira  il  mio  duol.  (4^ 
Sospendi  Y  ira  , 
Cangia  consiglio 

Pentito  io  son.  t 
Un  folle  orrore 

Deh  !  a  me  perdona , 

O  di  dolore 

Morir  dovrò. 
Isa  fa  Dal  tuo  cospetto 

Fuggir  dovrei  , 

E  odiarti  ancor. 
Ma  il  cor  ,  già  sento  , 

Vacilla  in  petto , 

E  al  pentimento 

Cedendo  va. 
a  due         Qh  !  lieto  giubbilo  ! 

Qual  dolce  incanto  !...  (5) 
Isab.  Odi  de  bellici 

Strumenti  il  suon. 
Rob.  E  V  armi ,  o  rabbia  ! 

Perdute  ho  intanto  , 
lsab.  U  armi  ti  attendono  (6) 


(3)  A  Roberto  che  comparisce. 

(k  )  Isabella  ripete  con  sorriso  d'  amara  ironia  le  ultime 
parole  di  Roberto. 

(5)  Si  ode  il  suono  di  militare  s frumenti. 

(6)  6ompariscono  degli  Scudieri,  che  portano  un9armatura. 


s3 

Pronte  già  son. 
Rob.  Nel  dono  accetto 

D'amore  un  pegno  : 

Ne  sarò  degno , 

Sì  vincerò. 
Isab.  Io  per  te  fervidi 

Voti  farò. 

a  dm         II  core  in  sen  mi  palpita 

Di  speme  ,  e  di  piacer  :  * 

Amore,  onor  J^j  stimola 

Ei    .  sarà 
Io  vmc,tor  sarò.  (7) 

SCENA  IV. 

*  Roberto,  Bertraeio  in  disparte  col  Principe  di  Granata, 
ed  ua  Araldo  d'armi. 

(  Alla  fine  della  scena  precedente  vedepi  Ber  tramo  entrare 
col  Principe  di  Granata  ,  ed  un  Araldo ,  al  quale  indi- 
ca col  dito  Roberto.  Il  Principe  di  Granata  non  fa  che 
attraversare  la  Galleria  di  fondo.  ) 

Rob.  In  questi ,  che  al  valore 

S'  offron  guerrieri  giuochi 

Vincerò  il  mio  rivale. 
Bertr.  (a  parte)  Sarà  :  pur  eh'  io  lo  voglia. 
Rob.  Ah  !  perchè  non  poss'  io 

Compier  la  mia  vendetta  , 

Ed  in  mortai  conflitto 

Solo  vederlo  innanzi  a  me...  Che  vuoi  ?  (8) 
Araldo  Signor  di  Normandia  , 

Il  Prence  di  Granata  , 

Questo  cartel  t' invia  , 

E  per  mia  voce  ancora 

Non  a  vano  Tornèo 

Ma  a  mortai  pugna  ti  disfida. 
Rob.  Ah  !  il  Cielo 

Esaudisce  i  miei  voti,  e  a  morte  il  tragge. 

Sfidarmi  ardisce!  andiamo.  (9 ;a  Lui  mi  guida. 
Araldo  Vieni  :  te  nel  bosco  vicino  , 

Egli  t'  attende  già  !. 
Rob.  Uno  di  noi  ivi  restar  dovrà  (10) 


(7)  Isabella  parte. 

(8)  AlV  Araldo  che  gli  si  presenta. 

(9)  All'Araldo. 

(10)  Parte  coli1  Araldo. 


SCENA  V. 

Imbella  condotta  da  suo  padre,  Bertramo,  Alice,  Rambalde, 
Cavalieri ,  Signori ,  Dame  della  Corte  ,  Paggi , 
Scudieri ,  Popolo. 

(Ingresso  del  Popolo,  che  accompagna  sei  coppie  di 
giovani  sposi ,  che  devono  maritarsi.  ) 

CORO  DI  POPOLO  CON  BALLO. 

Accorriamo  a  Lei  d' intorno  , 
Celebriamo  in  sì  bel  ginrno 
Sue  virtudi ,  e  sua  beltà. 
E  dei  sudditi  devoti 

Sian  presagio  i  caldi  voti 
Della  sua  felicità. 
Dtmne  sole    Possa  un  dì  la  sorte  amica 

Accogliendo  i  nostri  preghi 
Dar  mercede  ai  suoi  favor,  (seguita  il  Ballo, 
[dopo  il  Ballo  il  Maestro  di  Cerimonie  si  presenta  alla  Prin.) 
M.  di  Cerim.  Àllor  che  ogni  campione  , 

^  E  per  la  gloria  ,  e  per  Y  amata  donna 

Oggi  a  provar  vien  del  Torneo  la  sorte 
Il  Prence  di  Granata 
In  pegno  di  sua  fede 
D'  esser  armato  per  tua  man  richiede. 
(  La  Principessa  esita  alquanto,  ma  il  Padre  le 
manda  di  accettare.  Il  Principe  di  Granata  si  avanza 
preceduto  dalla  sua  bandiera  ,  da  suoi  Paggi,  e  da  suoi 
Scudieri.  Bertramo  vedendolo  dice  a  -parte.) 
Berte.        Io  trionfo  :  Egli  viene  ,  e  Roberto 

Nel  profondo  del  bosco  s'  arresta  ; 
Già  smarrito  neir  aspra  foresta 
Cerca  invano  V  odiato  rivai. 
C$r»  di  Scudieri  del  Principe  di  Granata  mentre  la  Prin- 
cipessa gli  consegna  le  armi. 
Fiato  alle  trombe  ,  onore  alla  bandiera 
Dei  Cavalier,  che  a  noi  schiude  il  sentier. 
Fialo  alle  trembe 
Nella  carriera 
Marie,  ed  amor 
Lo  guiderai!. 
Ali.  (11)  E  ii  mio  Prence  non  s'  avanza  ! 

Bamb.  Io  non  perdo  la  speranza. 

Air.  Mentre  s'  apre  la  nobile  gara 

Chi  quel  prode  può  mai  ritardar? 


[il)  Guardando  intorno  con  inquietudine. 


25 

Ramb.  Pensa  ancor  ,  che  per  noi  si  prepara 

Qui  cT  appresso  frattanto  Y  aitar. 
Ali.  E  Roberto ,  oh  Dio  !  non  viene. 

Bertr.  Nò  :  Roberto  non  verrà. 

Coro  generale         Le  trombe  suonano 
V  onor  v'  appella 
Eroi  magnanimi 
A  trionfar. 
E  per  la  gloria  , 
E  per  la  bella 
Volate  intrepidi 
Oggi  a  pugnar. 

S'  ode  un  appello  di  trombe. 
Coro  di  dentro  Della  pugna  ecco  il  segno. 
lsab.  Della  pugna  il  segno  è  questo 

Cavalieri  air  armi  air  armi. 
Scende  dal  Trono,  e  si  rivolge  ai  Cavalieri. 

Della  tromba  guerriera  il  suon  già  s'ode. 
Nella  nobile  Carriera 
Convien  vincere,  o  morir. 
(12)  Ah  !  la  voce  dell'onore 

Di  Roberto  parli  al  cor. 
Coro  Della  tromba  guerriera  il  suon  già  s'  ode. 

Della  nobile  Carriera 
Convien  vincere ,  o  morir. 
Istb.  Le  trombe  suonano: 

All'  armi  ,  o  prodi  , 
E  per  la  gloria  ,  ^ 
E  per  T  armata 
Volate  intrepidi 
Oggi  a  pugnar. 
(  a  parte  )         Qual  per  me  crudel  dolore  ! 

Ah  !  Roberto  or  più  non  vien  : 
Gloria  ,  onore,  amor,  valore,  4 
Tutto  è  spento  nel  suo  sen. 
Della  tromba  guerriera  ec. 
Tutti  Della  tromba  guerriera  ec. 

(Sfila  il  corteggio  ;  la  Principessa,  e  suo  padre  si  di* 
spongono  a  seguirlo.  Alice  guarda  intorno  smaniosa  , 
Bertramo  è  dall'  altra  parte  aella  scena.) 


Fine  della  Parte  Seconda. 


(12)  A  parte  :  e  con  essa  Alice,  e  Rambaldo, 


26 


Tetra,  e  montuosa  campagna  rappresentante  gli  scogli  di 
Sant'Irene.  Sul  davanti  a  diritta  vedonsi  le  rovine  della 
Rocca,  e  l'ingresso  ad  alcuni  sotterranei  ;  e  dall'altra 
parte  una  Colonnetta ,  sopra  alla  quale  una  Croce. 

SCENA  PRIMA. 

Bertramo  ,  Rambaldo. 

Ram.      Questa  all'  abboccamento  è  Y  ora  intesa. 
Bgrtr.      Ma  non  è  quegli  il  Trovator  normando?*.. 
Ramò.     Che  Sir  Roberto  a  morte 

Poco  fa  condannò. 
Bertr.  Ma  per  tua  sorte 

La  promessa  ei  non  tenne  ; 

Or  che  ti  guida  ? 
Ramb.  Io  vengo 

Alice  ad  aspettar.  Ricco  io  non  sono: 

Povera  è  pure  Alice  ; 

Ciò  sol  si  oppone  a  farmi  appien  felice. 
Bertr.     Quand'  è  cosi  ,  tien  ,  (1)  prendi. 
Ramb.     Crederò  agi'  occhi  miei  ?  ...  o  Ciel ,  dell'  ero  ! 
Bertr.  da  se  Ecco  là  quei,  che  chiamasi  contento  ! 

Farne  dunque  poss'  io  a  mio  talento. 
Ramb.  da  se.   0  che  onesf  uomo  ! 

Che  galantuomo  ! 
Ma  vedi  come 
Ero  in  error  ! 
Ah  !  d'  ora  innanzi 

10  gli  prometto 
Obbedienza  , 
Riconoscenza  , 
In  ricompenza 
Di  tal  favor. 

Bertr.  da  se     Già  il  pover'  uomo , 

11  galantuomo 
Cadendo  va. 
Or  vedi  come 
Ne  lacci  miei , 
Se  lo  volessi , 
,Trar  lo  potrei  ! 


{t)  Gli  getta  una  borsa. 


Dell'  or  la  vista 
Come  seduce  ! 
Che  non  produce 
Neil'  uman  cor  ! 
(a  Ram.)         A  nozze  dunque 

Oggi  ten  vai. 
Ramò.  SI  ,  mio  Signore  , 

A  nozze  io  vò. 
Bertr.  Oh  che  pazzia  !. 

Ramb.  Come  !..  pazzia  ? 

Può  solo  Alice 
Farmi  felice. 
Bertr.  Io  nel  tuo  caso 

Sospenderei  : 
Quindi  a  bell'agio 
Scieglier  vorrei. 
Ramb.  Voi  sdegnereste  ? 

Bertr.  Io  sceglierei. 

Or  che  hai  denari  ; 
Che  ricco  sei 
Tutte  le  donne  , 
Scommetterei  , 
La  man  di  sposo 
Vorran  da  te. 
Voi  lo  credete  ? 

Lo  credo  sì. 
Infatti  un'  uomo 
Del  vostro  stato 
Più  di  me,  certo, 
Sarà  informato  : 
Che  far  conviene 
Meglio  saprà. 
Dell'  or  la  vista 
Come  seduce  ! 
Che  non  produce 
Neil'  uman  cor  ! 
È  la  fortuna 
Neil'  incostanza  , 
Che  lieti  i  giorni 
Ci  fa  goder. 
Vivi  al  piacere  , 
Vivi  alla  gioja 
Lungi  la  noja 
Da'  tuoi  pensier. 
Ramè.  Tatto  far  dunque 

Mi  fia  permesso? 
Bertr.  Sì  tutto  far  tu  puoi 

Qiò  che  piacer  ti  da  ; 


Ramb. 

Bertr. 
Ramb. 


Bertr.  da  se 


(  a  Ramb.  ) 


28 

Al  pentimento  poi 
Serba  la  tarda  età. 
Ramò.       Se  tutto  a  me  far  lice 
Io  credo  ai  detti  tuoi  : 
Al  pentimento  poi 
Tempo  miglior  verrà. 
M'aggrada  un  tal  consiglio, 
Che  reca  e  ognun  piacere , 
E  per  provartel  tosto 
A  miei  compagni  vuò  pagar  da  bert. 
Btr4r.       Bere  ?...  Così  va  bene  : 

Sì  ,  questo  a  te  conviene  , 
Giovare  ognor  li  può. 
Rmmh.       0  che  onesl'  uomo  !  ec.  (2) 

SCENA  IL 

Bertramo  solo,  che  sta  facendo  dei  segni  d'un'inoanusinw. 

Bertr.       Ecco  una  nuova  preda  , 
Uu  glorioso  acquisto  , 
Di  cui  il  mio  core  rallegrar  dovrassi. 
Ma  de'  suoi  mali  io  rido , 
E  det  destin,  che  a  se  prepara  ei  stesso, 
Purché  fra  poco  il  mio  volersi  compia. 
Rè  de'  ribelli  spirti  , 
O  mio  Signore  !...  io  tremo  ... 
Ma  egli  è  là  che  mi  attende ... 
Della  gioja  infernal  le  grida  io  sento... 
Per  obliar  le  pene  lor  tremende 
S'abbandonano  insieme  a  danze  orrende. 
Coro  nella  Caverna. 
Demonj  fatali  , 
Fantasmi  d'orror 
De'  regni  infernali 
Plaudite  al  Signor. 
B§rbr.  Ah  !  Roberto  ,  o  figlio  amato. 

Niuno  a  me  ritorti  or  può  , 
Per  te  solo  ho  il  ciel  sfidato  , 
E  a  sfidar  1"  inferno  andrò. 
Core  Celebriamo  i  nostri  giochi 

Infra  i  fuochi,  e  fra  l'orror. 
Gloria  alSir,che  a  noi  provvede; 
Alla  danza  cali  presiede. 
Btrtr.  Della  gloria  eh'  io  perdei  , 

Del  passato  mio  splendor 


(J)  Rmnbaldo  parte  dalla  sinistra. 


29 

Ah  !  tu  sol  conforto  sei 
Solo  tu  mi  desti  amor. 
Ah  Roberto,  o  figlio  amalo  ec. 
Coro  Gloria  al  Sir  ec. 

Bertramo  entra  nella  Caverna,  dalla  quale  sortom  itile 
fiamme. 

SCENA  III. 

Alice  scendendo  lentamente  fella  man  lagna. 

Ali.        R amba! do  !...  In  questo  solitario  loco. 
L'Eco  so!  mi  risponde, 
E  tremando  m'inoltro. 

Dunque  la  prima  io  giungo  al  posto?  Oh  eome 
L'  aspettarlo  m'è  duro  ! 
E  ancor  non  è  che  sposo  mio  futuro. 
Nel  lasciar  la  Normandia 
A  me  disse  un  eremita  : 
Tu  sarai  un  giorno  unita 
Degli  amanti  al  più  fedel. 
(Aspettare  è  pur  crudel  !  / 
0  refugio  alle  donzèlle 
A  te  umile  io  fo  ricorso. 
Dammi  o  Cielo  il  tuo  soccorso 
Deh  !  proteggi  un  casto  amor. 
Alice  riguarda  con  ispavento  dalla  parte  della 
Caverna. 

Me  che  veggo  !...  il  sol  s'oscura: 

Qual  fracasso  ,  o  Dio  si  desta. 

Che  s'appressi  la  tempesta?... 

Nò  :  non  è:  sia  lode  al  ciel. 
Fido  a  te,  dicea  Rambaldo, 

È  1'  ardor  di  questo  core... 

Non  vorrei  che  un'  altro  ardore 

Ei  provasse  adesso  in  sen. 

(  E  aspettare  a  me  convien  ! 

O  refugio  ec. 
Oh  Ciel  !  cresce  il  fragore  : 
Io  gelo  di  terror:  la  terra  trema 
Sotto  i  miei  pie...  fuggiamo.  (3) 
Coro  (  sotterraneo)  Roberto  ! 
Ali.  Ah  !  non  m' inganno. 

Cord  Roberto  ! 

(3)  Mentre  sta  per  fuggire  è  trattenuta  dalle  voci  che  sortom 
dalla  caverna. 


/ 


3o 

Ali.  Il  uome  è  questo  del  mio  Prence 

Qualche  periglio  a  Lui  sovrasta.  Or  meglio 
Di  qui  (4)  veder  potrò.  Da  questo  speco  (5)... 
Gran  Dio  ?  strisciano  i  lampi  :  oh  come  tremo  ! 
Avanziamo  :  Deh  !  tu  ,  mio  Dio  ,  mi  guida  , 
Tu  ,  che  un  debol  fanciullo , 
Tu  ,  che  una  verginella 
Talor  strumento  festi  alle  tue  leggi  , 
Tu  m'  assisti ,  gran  Dio  ,  tu  mi  proteggi,  fi) 

Caro  (sotterr.)  Roberto  ! 

Ali.  Ah  !... 

Ritorna  indietro  spaventata,  getta  un  grido,  corre  verso 
la  colonnetta,  Vabbraccia,  e  cade  svenuta. 

SCENA  IV. 

Alice  svenuta,  Bertramo  sortendo  dalla  caverna 
pallido ,  e  in  disordine. 

Bertr.  Pronuziato 

È  il  decreto  fatale  ,  irrevocabile  ! 
Io  lo  perdo  per  sempre  :  a  me  vien  tolto 
Se  in  questo  giorno  istesso 
Ei  non  s'  arrende  alfine,  a  prieghi  miei 
Ali.  (7)  A  mezzanotte  !...  ahi  misero  L. 
Bertr.     Alcun  parlò...  chi  dunque  è  in  questi  luoghi? 

Chi  lesse  il  mio  pensiero  ?  (8)  Ah  !  di  Rambaldo 
L'  amabil  sposa  io  veggo. 
E  perchè  gli  occhi  abbassa  ? 


Ali.  Io  più  non  reggo. 

Bertr.       Cara  Alice,  perchè  mesta  ? 
Ali.  Ah  gran  Dio  ! 

Bertr.  Vien,  che  t'arresta? 

Ali.  Trema  il  cor. 

Bertr.  Ma  vieni  qua. 

Ali.  Non  poss'  io. 

Bertr.  Di  almen  che  udisti 

Ali.  Nulla  udii. 

Bertr.  Ma  ehe  vedesti  ? 

Ali.  Nulla. 


(4  Accennando  l'ingresso  della  caverna. 

(5)  Fa  un  passo. 

(6)  5'  avanza  tremando  verso  la  caverna,  e  guarda  nell'in" 

terno. 

(7)  Riacquistando  i  sensif  e  rammentandosi  ciò  ehe  ha  udito 

nella  caverna. 

(8)  Vedendo  Alice,  e  prendendo  un  aria  ridente. 


3t 

Bertr.  E  non  udisti  ? 

Ali.  Kò- 
Bertr.    [9)     Trionfo  bramato  ! 

V  estremo  terrore  , 
Che  opprime  il  tuo  core 
In  onta  del  Fato 
Mia  preda  ti  fa. 
M.  Vacilla  il  mio  piede  : 

Mi  manca  la  voce: 
Di  quel  negromante 
L'  accento  feroce 
Mi  gela  d'  orror  , 
Bertr.  (10)  Or  via  :  t'appressa:  e  che?...  sì  dolci  modi... 
Ali.  (11)    Ahi  nò:  ten  \à  ,  ti  scosta. 
Bertr.       Sì  :  che  tu  mi  conosci  :. 

Quel  guardo  ha  penetrato 
Un  tremendo  mistero 
Non  concesso  ai  mortali  ; 
Ma  se  un  accento  solo 
Ti  sfuggisse  giammai 
Tu  sei  morta  air  istante. 
Ali.  È  meco  il  Cielo  :  il  tuo  furor  non  temo. 

Bertr.        Sì  :  tu  morrai  :  morrà  il  tuo  sposo  ... 
Ali.  Oh  Cielo  ! 

Bertr.        Poscia  il  tuo  vecchio  padre  , 

E  tutti  i  tuoi  morranno  :  (12)  Tu  volesti 
Così ,  gentile  Alice, 
Or  che  tu  mi  scopristi  sarai  paga 
Ma  tu  frattanto  dei  tremare  ,  or  dimmi 
Hai  nulla  visto? 
Ali.  Nulla. 
Bertr.        E  non  udisti? 

Ali.  Nò.  [13)  Giunge  Roberto. 

Bertr.        Pensaci  ben  :  da  te 

Dipende  la  tua  sorte  ... 

Ma  vien  Roberto  ,  o  taci  ,  o  corri  a  morte. 

S  G  E  N  A  V. 
Roberto  ,  Alice  ,  Beltramo. 
Roberto  si  avanza  immerso  nei  più  profondi  pensieri. 

ÀU.  Lo  sguardo  immobile 

Tien  fisso  al  suol  : 


(91  Con  una  gioja  feroce, 

(10)  Facendo  un  passo  verso  Alice. 

(11)  Tornando  indietro  ,  ed  abbraccia  la  Croce. 

(12)  Con  ironico  ,  e  maligno  sorriso. 

(13)  A  parte  vedendo  comparir  Roberto 


32 


Oppressa  ha  P  anima 

Da  acerbo  duol. 
Ah  !  forse  insolito 

Secreto  orror 

Risveglia  i  palpiti 

Gh'  ei  prova  in  cor. 
Ma  intanto  il  misero 

Nel  laccio  andrà  , 

Da  cui  ritorglierlo 

Nessun  potrà. 
Bertr.     Lo  sguardo  immobile 

Tien  fisso  al  suol  : 

L'  istante  colgasi 

Di  tanto  duol. 
Ma  qual  risvegliasi 

Entro  il  mio  cor 

Ignoto  palpito 

Secreto  orror  ! 
Dal  laccio  tesogli  , 

Ov'  ei  cadrà 

Nessun  ritorglierlo 

Giammai  potrà. 
Mob.       Perduto  ,  ahi  misero  ! 

Tutto  ho  sul  suol  , 

E  immersa  P  anima 

Si  sta  nel  duol. 
Ma  quale  insolito 

Secreto  orror 

Ignoto  tremito 

Mi  desta  in  cor? 
Ah  !  di  me  muovati , 

Bertram  ,  pietà  , 

O  il  duol ,  P  angoscia 

M'  ucciderà. 

Bertramo  con  un  gesto  di  comando  ordina  ad  Alice  di  ritirarsi: 
Essa  obbedisce  esitando,  ma  tutto  ad  un  tratto  torna  indie- 
tro slanciandosi  verso  Roberto. 
Ali.        Nò  :  la  morte  io  non  temo  ;  ascolta. 
Rob.  Ebbeni  ? 

Bertr.    Sù  via  ,  parla  ,  mia  cara  , 

In  nome  del  tuo  sposo  , 

Del  vecchio  padre  in  nome ... 
Ali.  Ah  !  non  poss'  io. 

Di  qui  fuggiam:  qual  fiero  stato  è  il  m\o\[fugge. 


33 


SCENA  VI. 
Roberto ,  Bertram*. 

Rob.  (14)  Che  ha  ella  mai  ? 
Bertr.  Noi  sò. 

L'  amor ...  la  gelosia  .„ 

Questo  messer  Rambaldo 

Che  EIF  ama  alia  follìa  ... 
Bob.         Parla:  soli  noi  siam  ; 

Perdalo  or  ch'ho  V  onore 

Io  non  spero  che  in  te  :  tu  promettesti 

A  me  soccorso. 
B$rtr.  E  la  promessa  io  serbe. 

Un  laccio  a  noi  fu  teso 

S'ingannò  il  tuo  valore; 

Con  sacrilegio  orrendo 

Le  nostre  mire  ha  il  tuo  rivai  delusa: 

Degli  spirti  infernali 

GÌ'  incanti  in  opra  ei  pose. 
Bob.  E  che  far  dunque? 

Bertr.      Or  noi  coll'armi  istesse 

Lo  vincerem  :  Y  imiteremo. 

E  come  ? 

Avvi  dunque  un  segreto 
GÌ'  invisibili  spirti  a  scongiurar? 
Bertr.  Avvi. 

Bob.  Dimmi,  il  conosci? 

Bertr.      Ben  lo  conosco,  e  questi 

Sì  tremendi  misterj  un  nulla  sono 
Per  chi  ha  coraggio.  Avrailo  Tu  ? 

Rob.  Bertramo  !*,. 

Bertr.      Al  tuo  valor  m'affido.  Ascolta:  Udito 
Avrai  parlar  di  quel  tremendo  asilo, 
Ove  si  posan  le  temute  salme , 
Di  quelle  donne  ardite  , 
Che  l'arte  di  magia  seguir  bramaro. 
Fra  què  deserti  luoghi 
Sorge  di  Berta  la  temuta  Tomba. 

Reb.        0  Ciel  !  funesta  simea  branza  !  il  nome 
È  questo  di  mia  madre. 

Bertr.      Se  perir  tu  non  ?noi,  parlar  non  dei 
Agi'  incogniti  spirli,  il  cui  destino 
A  quel  soggiorno  è  unito. 

(14)  Sorpreso  della  fuga  di  Alice. 


34 

Bob.  Prosegui. 

Bertr.  In  questo  asilo,  ove  non  puossi, 

Che  della  vita  a  rischio  penetrar 
Solo,  e  securo  andrai 
Senza  tremar  ? 
Roh.  0  Ciel  !  che  chiedkroai 

Di  mia  patria  ai  Cavalieri 
Fù  l'onor  sostegno  ognora. 
Perderò  la  vita  ancora  : 
Presto,  andiam,  timor  non  ho. 
Bertr.  Cavalier  di  Normandia  , 

È  l'onore  a  te  sostegno  : 
Della  patria  sei  ben  degno  , 
Vieni  andiam,  con  te  sarò. 
Di  quel  tremendo  loco 
Vedrai  sopra  l'avello 
Un  verde  ramoscello. 
Di  sovruman  poter. 
Bob.      Ebben  ? 
Bertr.  Chi  quel  possiede 

Tutto  a  sua  voglia  ottiene  , 
Tutto  da  quel  gli  viene, 
Gloria,  ricchezze,  onor. 
Rapir  tu  dei  quel  pegno. 
Bob.         E  ardito  a  colai  segno  .... 
Bertr.   E  come  ?  di  spavento 

Tu  tremi  già  ? 
Bob.  V'andrò. 
Rapito  di  mia  mano 
Fia  cosi  gran  tesoro  , 
Che  trionfale  alloro 
Al  mio  valor  sarà. 
Bertr.    Dunque  il  fatai  recinto 

Tu  varcherai  da  forte  ? 
Bob.         Io  sflderò  la  morto 

In'  onta  al  Ciel  v'  andrò. 
Bertr.  da  se  (  Là  pria  di  te  sarò.) 
Bob.     Di  mia  patria  ai  Cavalieri 

Fù  1'  onor  sostegno  ognora  : 
Perderò  la  vita  ancora  , 
Presto  andiam,  timor  non  ho. 
Bertr.    Di  ua  patria  ai  Cavalieri 

Fu  sostegno  egnor  l'onore. 
da  9e     Come  in  sen  mi  balza  il  core  ! 
Presto  andiam,  timor  non  ha. 
Roberto  esce  per  la  strada  a  sinistra.  Ber  tramo  entra  nella  ca- 
verna a  diritta.  Le  nuvole,  che  cuoprivano  la  scena  sparisco- 
no. Il  teatro  rappresenta  l  interno  della  rocca  rovinata  , 


35 

ridotto  a  sepolcro.  A  sinistra,  a  traverso  le  arcate,  si  vede 
una  corte  ripiena  di  pietre  sepolcrali,  di  cui  alcune  sono  co- 
perte di  vermra,  ed  al  di  là  la  prospettiva  di  altre  gallerie. 
A  destra  nel  muro  fra  diversi  sepolcri  su  i  quali  sono  giacen- 
ti delle  figure  di  donna  scolpite  in  pietra,  uno  se  ne  distingue 
con  statua  in  marmo  che  tiene  in  mano  un  ramo  di  cipresso. 
In  fondo  vi  è  una  gran  porta,  ed  una  scalinata  che  conduce 
ai  sotterranei.  Alcune  lampade  di  ferro  arrugginito  sono  so- 
spese alla  volta.  Tutto  annunzia  che  da  molto  tempo  questo 
luogo  è  disabitato.  E  notte.  Le  stelle  brillano  in  cielo  ,  e  le 
rovine  twn  sono  rischiarate  che  dai  raggi  della  Luna. 

SC  E  N  A  VII. 

Bertramo  ,  indi  Jkoberto. 

Bertramo  entra  per  la  porta  di  fondo.  Esso  è  avvolto  nel  suo 
mantello:  si  avanza  lentamente,  e  riguarda  gli  oggetti,  che  fa 
circondano.  Gli  augelli  notturni  turbati  netta  loro  solitudine 
volano  al  di  fuori. 

Bertr.       Le  rovine  son  queste  t 

Dell'antico  recinto,  ove  un  asilo 

Del  mistero  alle  figlie 

La  magia  consacrò. 

Queste  mie  Ode  e  ognor  dilette  Ancelle 

Vaghe  di  esercitar  gl'incanti  loro, 

Richiamerollé  a  vita 

E  mi  daran  nel  gran  (Vagente  aita. 

E  VOCAZIONE. 

Donne ,  che  riposate 
Entro  la  fredda  tomba  , 
M'  udite  voi  ? 
Per  un'  ora  lasciate 
li  vostro  letto  funeral  :  sorgete. 
Di  qualunque  mortai  più  non  temelel'ira  tremenda 
Il  Negromante  io  son  che  qui  v'appello 
Sorgete  ,  sì  sorgete 
Uditemi  ed' uscite  dalle  tombe 
Vostra  ajta  m' è  duopo  in  questo  giorno. 

Durantequesta  evocazione  si  vedono  dei  fuochi  fatui  per  correre  h 
gallerie,  e  fermarsi  sopra  i  sepolcri,  o  sulle  lapide  della  corte; 
Le  figure  di  pietra  cominciano  a  sollevarsi  con  isforzo ,  quin- 
di si  alzano,  e  scendono  a  terra.  Delle  giovani  bizzarramente 
vestite  compariscono  su  i  gradini  della  scalinata,  salgono,  e 
si  avanzano  unitamente  senza  fare  altro  movimento  ;  dopa 


36 


essersi  tutte  riunite  si  arrestano  vicino  al  sepolcro  maggiore. 
Allora  i  loro  occhi  cominciano  ad  aprirsi,  le  loro  membra  a 
muover  si, ed  a  riserva  di  un  mortai  pallore,  acquistano  tutte 
le  apparenze  di  vita.  In  questo  tempo  da  loro  stesse  si  accen- 
dono le  lampade.  Cessa  l  oscurità. 

Bertr.  (15J  Della  negromanzia  sagaci  alunne 

Il  mio  voler  supremo  udite  .  In  mezzo 

A  voi  fra  poco  un  Cavaher  vedrete  ; 

Ei  sveller  dee  quel  verdeggiante  ramo  ; 

Ma  se  dubbio  ei  fosse 

Se  tradirmi  pensasse  ,  i  vostri  incanii 

Lo  sedurrai!  :  voi  V  incauta  promessa 

Adempir  gli  farete, 

Quella  ad'  esso  celando  , 

Che  la  mia  man  gii  ordì  ,  terribil  rete. 

Tutte  le  giovani  fanno  un  cenno  di  obbedienza  al  comando  di 
Bertramo,  che  si  ritira.  U  istinto  delle  passioni  ritorna  in 
quei  corpi  poco  fa  inanimati.  Le  giovani  dopo  essersi  ricono- 
sciute si  attestano  il  reciproco  loro  contento  nel  rivedersi. 
Elena,  che  per  bellezza  primeggia  sù  le  altre,  le  invita  a  pro- 
fittare dei  momenti,  e  ad  abbandonarsi  al  piacere;  un  tal 
consiglio  è  tosto  eseguito.  Cavano  esse  fuori  dai  loro  sepolcri 
gli  oggetti  delle  loro  profane  passioni,  com,e  anfore,  coppe,  da- 
di ce.  Alcune  di  esse  fanno  delle  offerte  a  un  Idolo,  mentre  al- 
tre si  lacerano  le  loro  lunghe  vesti,  e  si  adornano  per  abban- 
donarsi alla  danza  con  più  leggerezza.  In  poco  tempo  esse 
non  sentono  più  che  le  attrattive  del  piacere,  ed  intrecciano 
una  lieta  danza.  V arrivo  di  Roberto  interrompe  il  loro  diver- 
timento e  vanno  tutte  a  nascondersi  dietro  le  colonne,  e  i sepolcri. 

loft.  (16,)  Il  loco  è  questo,  ove  il  mistero  orrendo 

Compier  si  dee  ,  andiam  ...  ma  quale  io  provo 

Secreto  orror  !  Questi  archi  ...  queste  tombe  .. 

Risveglian  nel  mio  core 

Tremito  involontario  . 

Ma  già  veggo  quel  ramo , 

Tremendo  talismano  , 

Che  a  me  recar  dovrà 

Quanto  il  cor  bramar  saprà 

Qual  gel!...  vano  spavento  ...  (17J 

Gran  Dio  !  come  in  quel  volto 

Dell'  irata  mia  madre 


Alle  giovani,  che  lo  circondano. 

(16)  Avazandosi  lentamente,  ed  esitando. 

(17)  Va  per  torre  di  mano  alla  statua  il  rarm,  rifugga  spa  - 

ventato. 


37 

Il  bieco  sguardo  io  ridi  !  Ah  che  Ga  mai  ! 
Fuggiam  ,  fuggiam  :  io  noi  polrò  giammai. 

Mentre  Roberto  tenta  di  sortire  si  trova  circondato  da  tutte  h 
giovani;  Una  di  esse  gli  presenta  una  coppa,  ma  Egli  le  ricu- 
sa. Elena,  vedendo  ciò,  gli  si  accosta,  e  cerca  di  sedwrlo  coi 
suoi  graziosi  atteggiamenti  ;  Roberto  la  contempla  con  am- 
mirazione ;  più  non  resiste,  ed  accetta  la  coppa  offertagli  per 
sua  mano.  Incoraggiata  da  ciò  lo  conduce  insensibilmente 
verso  la  statua;  di  Berta,  tutte  le  giovani  si  rallegrano  creden- 
do, che  Roberto  vada  a  portar  via  il  ramo  di  Cipresso,  ma 
nuovamente  il  Cavaliere  rifugge  spaventato.  Elena  procura 
eolle  sue  attrattive  di  eccitare  le  passioni  di  Roberto-  Alcune, 
giovanette  gli  presentano  dei  dadi:  nel  momento  esso  è  tenta- 
to di  unirsi  ai  loro  giochi,  ma  ben  presto  se  ne  allontana  con 
ripugnanza.  Elena,  che  attentamente  l'osserva  lo  rinconduce 
ballando  con  molta  graiza  intorno  ad  esso.  Sedotto  Roberto 
da  tanti  incanti  oblia  tutti  i  suoi  timori,  ed  Elena  gli  accen- 
na il  ramo,  che  esso  inebriato  di  amore  strappa  di  mano  al- 
la statua.  Tutte  le  giovani  formano  allora  intorno  ad  ess® 
una  catena  disordinata,  ma  Roberto  si  apre  una  strada  a 
traverso  di  esse  ,  e  parte  agitando  il  ramo.  La  vita,  che 
animava  le  giovani  va  gradatamente  ad  estinguersi ,  ed 
ognuna  di  esse  torna  a  ricadere  presso  la  propria  tom- 
ba. Frattanto  compariscono  degli  spettri,  e  si  ode  il  seguente 

CORO 

Già  nella  rete 

Caduto  è  il  forte  : 
O  Spettri  magici 
Tutti  accorrete 
Della  sua  sorte 
Ad  esultar. 


Fine  della  Parto  Terza, 


è 


Camera  da  letto  della  Principessa,  in  fondo  della  quale  sono 
tre  graudi  porte ,  che  lasciano  vedere  altrettante  lun- 
ghe Gallerie.  All' alzarsi  del  sipario  la  Principessa  è  as- 
sisa alla  sua  Toilette,  e  le  sue  Damigelle  le  tolgono  gli 
ornamenti  da  sposa,  che  vanno  distribuendo  alle  sei 
giovinette,  maritate  nella  mattina. 

SCENA  PRIMA 
Isabella,  Damigelle,  le  sei  Giovani  spose. 
Coro 

Di  Damigelle  in  atto  di  offrire  in  nome  di  Isabella 
ad  una  delle  detU  spose  la  di  Lei  Corona. 

Coro  Vergin  bella  —  Real  Donzella 

Che  fa  lieto  il  tuo  deslin 
A  te  dona  —  la  corona , 
Che  fregiava  ad  Essa  il  crin. 
Fausti  giorni  a  le  predice 
Questo  pegno  di  favor  ; 
Ma  sarai  ben  più  felice 
Se  costante  serbi  il  cor. 
Dolce  ebrezza  dell'  amore  , 
Cbe  fa  pago  ogni  voler 
Renderà  più  lunghe  l'ore 
Della  gioja,  e  del  piacer. 

SCENA  IL 

Alice,  e  delti. 

hàb.    (i)  Ma  questa  è,  s'io  non  erro, 

La  giovine  stranier, 

Di  cui  pur  dianzi  la  preghiera  accolsi. 
Ali.     Vostra  mercè  di  protezion  fui  degna 


(1;  Vedendo  comparire  Altee. 


3$ 

Isab.  da  se  Vorrei...  ma  o  Ciel  !  non  mo...  interrogarla. 
(2)  Dunque  tu  lasci  questi  lidi ,  e  teco 

Roberto  vien. 
Ali.  Partire 

Io  (leggio  in  questa  sera , 

Ed  una  volta  ancora 

M'è  d'uopo  riveder  V amato  Prence. 
Isab.   Dunque  tu  il  rivedrai? 
Ali.  A  Lui  degg'io 

,  Recare  in  questo  scritto 

L'ultima  prova  del  materno  amore, 

Di  cui  non  è  più  degno; 

Ma  questo  è  il  mio  dovere.  Ah?  infelice 

Perduto  egli  è . 
Isab.  Ciel!  qual  periglio?...ah!  parla... 

Rispondi  ...  che  t'  arresta? 
Ali.  Roberto  . . .  ohimè?  ...  (3) 
Jsab.  Taci  per  or:  qui  resta. 

SCENA  III. 

Isabella,  Alice,  Dame,  e  Damigelle^le  giovani  spose,  AH 
tutta  la  Corte,  Paggi,  che  portano  i  doni. 

Coro  Echeggi  l'aere 

Di  lieti  cantici 
Alla  vittoria, 
Ed  all'  amor. 
Inni  di  gloria 
Da  noi  s' in  tuoni  no: 
Plausi  risuonino 
Al  vincitor. 
E  sol  di  giubbilo 
Le  voci  s' odano 
In  sì  bel  dì . 
Alb.     A  presentarti  io  vengo, 
Augusta  Principessa, 
In  nome  di  colui , 
Che  a  te  fia  sposo  in  questo  giorno,  doni 
Preziosi,  e  dì  te  degni, 
Che  d'un  tenero  amore  a  le  fien  pegni. 
Coro  Echeggi  1'  aere  ec. 

Alb.    Nobili  e  Cavalieri, 

Venite ,  ritiriamoci.  (4) 

('2)  Ad  Alice. 

(5)  Si  vede  nelle  Gallerie  comparire  il  Beai  corteggio. 
(£\  Tutti. si  ritirano  a  poco  a  poco  mentre  si  vede  il  princi- 
cipe  di  Granata  scendere  Graidmi  della  scalinata. 


Cor* 


Echeggi  l'aere  ee.  [&) 


SCENA  IV. 

Isabella,  Roberto. 

806.     Del  magico  virgulto, 

Che  sù  lor  pende,  l'invincihil  pom 

Quale  sovr'essi  ferreo  sonno  adduce! 

Or  qui  tua  voce  udita 

Esser  non  può,  fiera  beltà;  da  questa  , 

Ove  un  fatai  potere 

Mi  guida  ,  angusta  reggia 

Rapir  pur  ti  dovessi  a  viva  forza  , 

E  in  onta  tua,  meco  verrai  lontano 

Dal  mio  rivai...  ma  nò...  ceder  tu  dei. 

A  lei  d'appresso  andiam:  Ohlcom'è  bella! 

In  si  placido  sonno 

Dolce  de'  mali  oblìo  Kjual  mai  novella 

Beltade  in  Lei  risplende!  Oh  com'è  bella! 

Sù  via,  destarla  è  d'uopo: 

Isabella;  per  te  1'  incauto  io  rompo 

Che  a  ognun  sopiti  ha  i  sensi. 
Isab.    (6)  Ove  son  io? 

Qual  voce  mai  mi  chiama? 

Come  in  profondo  sonno 

Chiuse  fur  mie  pupille?...  Ah!  che  veggio! 

Novello  errore  é  questo? 

Cielo!...  e  fi  a  ver?...  Roberto  in  queste  soglie! 

Gran  Dio,  che  in  cor  mi  leggi, 

Tu,  che  vedi  il  mio  duol ,  tu  mi  proteggi. 
M§b.       E  fìa  ver  che  sì  amabile  oggetto 

Ah!  ch'io  provo  un  dispetto  infernale 
Quelle  smanie  mirando,  e  quel  duol. 
Isab.  da  se  Ciet  che  sguardi!  Ah!  eh'  io  gelo  d'orror. 
(7J  Un  potere  tremendo ,  e  fatale 

Al  dovere,  all'onore  ti  toglie. 
R*b.    Sì:  lo  spirto,  che  or  serve  a  mie  voglie 

D'un  rivai  mi  saprà  vendicar. 


(#)  Comparisce  Roberto  nella  Gallerìa  di  fondo  col  ramo  a\ 
express®.  Tutti  colpiti  di  stupore  rimangono  immobili  nel- 
la posizione,  in  cui  si  trovano.  La  Principessa  cade  sugU 
scalini,  che  conducono  al  suo  letto.  Roberto  entra,  e  le 
porte  da  loro  stesse  #»  chiudono  dietro  di  Lui . 

(6)  Svegliandosi.  (7)  A  Roberto. 


Isah.  (8)     In  campo  armato 
Oggi  il  dovevi  , 
E_  iiislem  potevi 
L'onor  salvar. 
Rofr.  Temi  il  mio  sdegno 

Non  m' irritar; 
Ah!  da  le  non  discacciarmi, 

In  me  vedi  un  disperato; 
Tutto  qui  d'oprar  mi  è  dato, 
Niun  sottrarti  a  me  potrà. 
hsb.  Sommo  Iddio  tu  mi  proteggi, 

La  ragione  a  Lui  deh!  rendi, 
Quel  poter  tu  gli  riprendi 
Sol  lo  può  la  tua  faonlà. 
x     Roberlo:  Ah  !  giusto  Cielo! 
Deh  !  fuggi  ,  t'  allontana: 
La  tua  speranza  è  vana, 
Mi  lascia  per  pietà  . 
Roè.  Io  più  non  ho  ritegno: 

Vieni ,  seguir  mi  dej  , 
Mia  già  tu  fosti,  e  sei: 
Altra  ragion  non  v'  ha, 
tsab.  (9)      Roberlo,  o  lu  che  adoro, 
A  cui  donai  mia  fé, 
Deh!  mira  il  mio  ter r or. 
Per  te  pleiade  imploro, 
Abbi  pietà  di  me  . 
E  fia  ver,  che  il  tuo  core 
La  fé,  l'onor  calpesti? 
Tu  omaggio  a  me  rendesti  : 
Or  vedi  me  al  tuo  pie. 
Ro&, (10,11  cor  non-regge  a  quei  flebili  accenti. 

Ti  muova  il  pianto  mio,  pietà  deh  senti. 
Frenar  non  posso  i  miei  trasporti. 

Ah!  torna 
In  te  stesso  Roberto. 
lìob.    Rapita  a  me  sarai  fra  pochi  istanti, 
E,  di  te  privo,  amar  non  so  la  vita. 
Tu  più  non  m'ami,  il  veggo;  ebben,  crudele, 
Prendi  il  mio  sangue  . 
i*aA.  GìcI!  che  dici  mai  ? 

Rob.     Ah!  sì:  deciso  io  sou  , 


(8   Con  nobile,  e  fiera  indignazione» 
(gì  Si  inginocchia  a  Roberto. 
(*oJ  L'alza  commosso. 


42 


Isab.  Ne  v'  é  più  speme? 

Rob.    Una  sol  resta. 
Isab.  Ah  !  sì  :  ti  salva. 

Rob.  Aborro 
Il  dì. 

Isab.  Fuggi  :  tu  il  puoi . 

Rob.  Prima  morrò: 


E*  se  a' nemici  colpi 
Me  serba  avversa  sorte 
A  piedi  tuoi  attenderò  lo  morte. 
Rompe  il  ramo,  e  si  getta  in  ginocchio  ai  piedi  d1  Isabella. 
Le  porte  si  riaprono  da  loro  stesse.  Si  vede  tutta  la  Corte 
addormentata,  a  poco  a  poco  si  svegliano,  ed  entrano  nel- 
la camera . 
Coro  0  strano  evento! 

Ah  !  qual  portento! 
Sonno  improvviso, 
Fatai  sopore, 
Mortai  languore 
Tutti  gelò . 
Che  veggo!  o  Gel,  non  erro,  è  qui  Roberto 
Alb.       Ah  !  sì  è  desso,  orsù  arrestato 

Queir  indegno  ,  queir  audace^;  |L 
Vile  in  guerra,  ardito  in  pace 
In  mia  man  aifin  cadrà. 
Coro      Ah  !  s'  arresti  ,  e  sia  punito 

Queir  audace  ,  queir  indegno  : 
Di  pietade  Ei  non  è  degno, 
Spera  invan  da  noi  pietà. 
La  sua  morte  al  nuovo  giorno 
Tristo  esempio  a  ognun  sarà . 
Rob.       Quà  venite  :  tutti  attendo  , 
Non  vi  temo  ,  mi  difendo: 
Io  non  curo  il  vostro  sdegno 
Sfido  or  qui  la  terra  ,  e  il  ciel. 
Jsab.      Sol  per  me  fa  Y  infelice 

Prova  invan  di  suo  valore, 
E  frattanto  a  me  non  lice 
Implorar  per  Lui  pietà. 
Tristo  caso  al  nuovo  giorno 
La  sua  morte,  o  Ciel  !  sarà. 
Ali.eRam.  Non  v'è  scampo  ;  a  Lui  d'intorno 
Troppi  or  son  ;  vano  è  il  valore; 
Tristo  caso  al  nuovo  giorno 
La  sua  morte,  o  Ciel sarà. 
Ali.  sola  Ah,  perchè  non  possio  F  infelice , 

Dalle  man  di  coloro  salvar. 
Rob.         Scagli  pur  le  sue  folgori  il  Cielo. 


'  43 

Fermo  io  sono ,  e  lo  (orno  a  sfidar. 
Coro      Ah  !  che  invan  mostra  or  fa  di  valore  : 
Niun  lo  può  dalla  morte  salvar  . 

1  soldati  si  precipitano  su  Roberto  ,  e  seco  lo  strasci- 
nano; Imbella  cade  smunta  sopra  un  sofà,  e  se  le 
fanno  intorno  a  soccorrerla  tutte  le  damigelle  ;  Alice 
sostenuta  da  Rambaldo  rimane  in  ginocchio  in  atto 
di  pregare  per  Roberto. 


Fine  d  ll&  Terza  Park. 


# 


• 


44 


SCENA  PRIMA 

Cortile  di  un  Chiostro. 
Coro  di  solitarj. 

Sventurati  nel  mondo  ,  e  coìperoli 

V  affrettate  ,  venite  ,  accorrete  . 
Questo  asil  ,  che  cotanto  temete 

V  offre  pace  ,  perdono  ,  ed'  amor. 
Qui  sfidar  dell'umana  ingiustizia 

Ben  potrete  le  spesse  vicende  : 
Vostra  sorte  qui  avrete  propizia 
Ed  il  Ciel  su  di  voi  veglierà. 
Un  solitario      Già  dell'  aliare  al  piede 
S'  affolla  il  popol  pio  , 
Benediciam  quel  Dio 
Che  quV  a  pregar  sen  vien. 
(1)  Gloria  alla  Provvidenza  , 

Gloria  al  sommo  Fattor  , 
Che  salvò  i'  innocenza 
Dall'  empio  seduttor. 
Gloria  a  Dio. 
Gloria  immortal. 

Durante  il  Coro  vedonsi  alcuni  che  vengono  a  domandare 
asilo  :  dopo  il  coro  entrano  tutti  nel  Chiostre. 

SCENA  II. 
Roberto  condueendo  seco  Bertramo. 

Bzrfr.       Ak  !  perchè  in  questo  loco 

A  seguirti  mi  sforzi  ? 

Sacro  è  l'Àsil,  niun  qui  inseguirmi  or  puote. 

Tu  libero  ini  fesli  : 

lo  del  rivai  to^to  cercai  ,  del  Prence 

Di  Granata. 
B&r  ir.  Prosegui. 
M  5  Oh  avversa  sorte  ! 

Tinto  rimasi  ,  la  mia  spada  islessa 

( ìj  Uno  solo  da  Vintuonaxione,  ed  il  popolo  risponde  ad  ogni 
verso. 


9 


Nel  pugnar  mi  tradì:  tutto,  ah  !  pur  tropp® 
Mi  tradisce. 

Bertr.  Non  io  giammai,  che  t'amo, 

E  felice  ti  bramo:  or  tu  noi  vedi  ? 

Ah  !  sì  :  fin  dall'  istante 

Che  l'incauta  tua  man  ruppe  quel  ramo, 

Che  in  tuo  potere  ponea  l'amante,  è  dessa. 

Del  tuo  rivai. 
Roò.  Qual  per  ritorla  a  Lui 

Mezzo  yì  fia  ? 
Bertr.  Sol'  uno  or  s'  offre 

Alla  vendetta  tua. 
J\ob.       Qualunque  e*  s*a  1°  voglio. 

Bertr.     Coli'  arti  di  magia.  A  me  t'unisd  solerne  bk*  patta 

Di  tua  fé  m' assicuri. 
Ro6.        Pur  clì'io  vendetta  ottenga 

Tutto  farò:  porgi...  (2) 
Bertr.  Ma  che  ?  Vacilla 

Di  già  il  tuo  cor  T 
ì\ob.  Non  odi  questi  canti? 

Bertr.  (3)  Di  ciò  poco  a  noi  cale. 
Mot.  Ah  !  #ch'  io  gli  udiva 

Ne  miei  teneri  giorni,  allorché  a  Dio 
Calde  preci  per  me  porgea  mia  madre.  (4) 
Coro  di  dentro. 
Gloria  alla  Provvidenza  , 
Gloria  al  sommo  Fattor  , 
Che  salvò  l'innocenza 
Dall'  empio  insidiator. 
Bo6.       Ah  !  questi  è  Iddio,  che  a  se  richiama  il  Bj li* 

L' ingrato  figlio. 
Bertr.  da  se  Ah  pur  troppo  io  lo  perduto  : 

Or  di  qui  trarlo  è  cT  uopo  : 
a  Ro6.  Credi  a  un  fedele  amico 
Roò.  Or  tu  non  odi  ?  [5] 

Bertr.     E  di  che  tremi  ? 

Ro6.  Ah  !  s' io  pregar  potesti  ! 

Bertr.  da  se  SuIF  alma  sua  commossa 

Si  raddopin  gli  sforzi. 
R#6.  Oh  divina  armonìa,  celesti  accordi  ! 

Dolce  per  voi  discende 

[2]  Mentre  sta  per  prendere  il  foglio,  che  deve  firmare,  si  sen- 
tono dei  canti  religiosi,  che  partono  dal  Chiostro,  ed  attò- 
nito si  arresta.       [3]  Cercando  di  condurlo  via. 

[4i  Roberto  già  commosso  dai  canti  religiosi  piange  alla  ri- 
membranza della  madre. 

[5]  Ascoltando  i  canti  che  continuano* 


46 

Nell'agliaio  cor  conforto,  e  pace. 
Bertr.  da  se  Di  gelosia  uopo  è  destar  la  face. 

Coro  di  dentro. 
Gloria  alla  Provvidenza  ec. 
Del  nostro  amor 
In  sì  bel  dì 
Ascolta  i  voti  o  Ciel. 
Tu  di  due  cor  , 
Che  amore  unì 
Consacra  il  nodo  alfin. 
Bertr.     Ben  hai  ragion  se  nel  tuo  cor  tristezza 
Arrecan  questi  canti  : 
Pel  tuo  rivai  felice 
Voti  s'offrono  al  Ciel. 
Bob.  Che  dici  mai? 

Bertr.     In  questo  tempio,  ove  il  solenne  rito 
Compier  si  dee,  a  che  tu  pur  non  corri, 
E  preghi  ? 

Ah  !  tal  pensiero 
Ridesta  le  mie  furie. 
Or  va  :  non  sei  che  un  nemico. 
Bertr.  .  O  Cielo  ! 

10  tno  nemico?  Io 

Che  non  amo  che  te?  Io,  che  il  tuo  braccio 
Sostenni  ognor  nelle  battaglie  ?  Io, 
Che  tutti  della  terra 
I  tesori  vorrei  per  farten  dono  ? 

Bob.       O  Ciel  !  chi  sei  tu  dunque? 

Bertr.     E  il  turbamento ,  e  i  palpiti , 
Che  m'  opprimono  il  core 
Non  parlano  abbastanza  ?  Non  udisti 
Questa  mattina,  quel  Rambaldo,  e  quella 
Funesta  istoria,  e  di  tua  madre  i  mali  ? 

11  ver  pur  troppo  Ei  disse  ! 
flob.       Gran  Dio! 

Bertr.  Io  fui  l'amante 

Io  quello  sposo  :  il  giuro. 
Bob.  Oh  Ciel  che  intendo  ! 

Bertr,     Saperlo  alfin  tu  dei  :  quello  son  io. 
Bob.       Misero  me  qual  mai  destin  fù  il  mio  ! 
Bertr.  Io  t' ingannai  , 

Colpevol  sono 
Tuo  cor  tentai 
D' incatenar. 
Per  unirti  alla  mia  sorte  , 
O  mio  ben,  mio  solo  amore  ; 
Abusato  ho  del  tuo  core, 
Ti  gettai  le  furie  in  sen. 


Or  tu  sii  libero , 
Io,  sventurato, 
Da  te  il  mio  Fato 
Attenderò. 

Serve  ai  miei  cenni  il  tuo  rivai  :  le  forme 
Un  de'  miei  spirti  ne  mentiva;  un  detto 
E  più  non  è:  paghi  saran  tuoi  voti. 
Vanne,  fuggi,  tu  il  puoi , 
Fuggi  un  misero  padre  ; 
Ma  sappi  ancor,  che  pria  di  mezzanotte 
Se  compiuto  non  fia 
L' irrevocabil  patto , 
Di  seguir  le  arti  magiche,  io  ti  perdo. 
Io  ti  perdo  mio  figlio 
Ah  !  vieni  deh  mi  segui, 
Che  mai  sarà  di  me  se  m'abbandoni 
Or  da  te  sol  dipende 
La  tua  sorte,  e  la  mia 
Roberto  figlio  mio  ,  mio  solo  bene 
Rob.  Ho  risoluto  alfin  :  Padre  vincesti, 
Nò,  non  temer:  giammai 
Ti  lascerò.  • 

SCENA  III. 
Alice,  e  detti. 

Ali.   (6)  Roberto  ,  ah  che  ascoltai  ! 

Bertr.     Che  mai  qui  ti  conduce  ? 
Ali.  Un  lieto  annunzio. 

da  se   Ah  I  eh'  io  respiro  ancora  (7)  Or  si  tu  puoi 

Esser  salvo  se  il  vuoi  , 

E  il  Cielo  ringraziar ,  che  te  protegge. 

Di  Granata  il  Signor  colla  sua  Corte 

Varcar  non  osa  il  santo  limitar. 
Rob.       Ben'  io  lo  so. 
Ali.  E  la  Regal  Donzella 

Dall'  amor  tuo  rapita 

Già  t'  attende  all'  aitar. 
Bertr.  (8)  Partiam,  fuggir  conviene 
Ali.    (9)  E  tu  protesti  abbandonarla  ?  e  il  santo 

Giuramento  obliare  che  a  Lei  ti  lega  ? 
Bertr.  (10)  T  affretta  ,  o  figlio  mio  , 

Presso  è  1'  ora  a  suonar. 
Roó.  Che  far  degg'  io; 

(6)  Avendo  udito  le  ultime  parole  di  Roberto, 
h)  A  Roberto. 

(S)  Cercando  di  condur  via  Roberto,  (q)  A  Roberto. 
[10)  Facendo  nuovi  sforzi  per  allontanarlo. 


4S  , 

(11)  A  te  cede  il  mio  cor. 
Ali.         Giusto  Cielo  !  e  fia  ver  tanto  orrore? 

Ah  !  Roberto  la  fede  ... 
ÌLob.  T  accheta  ; 

Un  dovere  più  forte  mei  vieta  , 
Ali.        Dover  primo  in  noi  tutti  è  Tonor. 

Sommo  Iddio  ,  che  appien  comprendi 

Quale  a  Lui  sovrasta  orror  , 

Tu  gii  parla,  Tu  lo  rendi 

Alla  fede,  ed  all'onor. 
Bertr.  0  tormento  {  o  fier  supplizio  ! 

Figlio  mio,  mio  solo  ben 

Deh  !  t'arrendi,  e  alfin  proprizio 

Per  me  il  cor  ti  parti  in  sen. 
Ro&.    Cruda  sorte  destin  rio. 

Lacerar  mi  sento  il  cor. 

Ah  !  che  alfin  morir  dcgg'  io 

Di  spavento,  e  di  terror. 
Bertr.  (12^  Prendi  :  leggi  il  terribil  scritto 

Che  al  tuo  giusto  dover  ti  richiama. 
Ali.  (iì)       Ah  !  Roberto,  il  giuramento  !... 
Roi.        Questo  è  dunoue  il  terribile  scritto? 

A  te  ho  Padre  già  cede  il  mio  core. 
Ali.       Ah  !  Roberto  la  Fede... 
Roò.  T  accheta. 

Un  dovere  più  forte  mei  vieta. 
Ali.        Dover  primo  in  noi  tutti  è  Fonor. 
Rm*$r.     Ah  !  t'  affretta  ;  Roberto,  parliara. 
Ali.  da  a.  0  Ciel  m'inspira. 
Itoli  (14)  Porgi  dunqB« 

Ali.  (15)  Or  prendi  ; 

Ah  !  sconsigliato,  ingrato  faglio  !  leggi. 
Itó.       AhQ  che  veggo!  Eia  man  di  mia  Madre 

Giusto  Cielo  ! 
B$rtr:  Ah  !  qual  furor. 

Ro6.  (16)  Le  mie  cure  ancor  dal  Cielo 
Volgerò  ver  te,  mio  figlio, 
Ma  tu  fuggi  il  rio  consiglio 


(11)  A  Ber  tramo. 

(i%  Cavando  dal  seno  una  pergamena,  ed  mestili  di  far®. 
[13]  A  Roberto,  che  non  V attende. 
p5n  Stendendo  la  mano  verso  Ber  tramo. 
[15]  Cava  dal  seno  in  quel  momento  il  festammio  dilla  ma- 
dre di  V  oberto:  si  getta  fra  es$o  eBm  tr.,  e  glielv  nnsegna. 
[16]  Legge  tremando. 


Di  colui  che  mi  tradì  (17) 
Bertr.        E  che  !  incerto  ancor  tu  ^resti  f 
Rob.  Fremo  agghiaccio,  che  risolvo  ? 

Bertr.  Pensa  or  quale  in  sen  mi  desti 

Rio  tormento,  acerbo  duol. 
E  il  tuo  cor  dubbioso  pende  ? 
A'  tuoi  pie  cader  mi  *edi.  (18) 
Ali.  Mira  il  Cielo  ,  che  t'  attende. 

Rob.  Ah  !  pietà,  pietà  di  me. 

Ali.  [19]         Le  mie  cure  ancor  dai  cielo 
Volgerò  ver  te  mio  figlio. 
Ma  tu  fuggi  il  rio  consiglio 
Di  colui,  che  mi  tradì. 
Rob.  Ah  !  pietà,  pietà  di  me. 

Urti  a        (Ah  quel  core  incorl°  s,a-  f2°] 

%  b  Ah  !  che  trema,  e  agghiaccia  il  con 

Ali.  (Giusto  Ciel,  che  mai  sarà  ! 

Bertr.       2*  (Ah  di  me  che  mai  saia  ? 


2  Vieni 


Ali.  e 

Bertr.  . 

Ali.  sola.  [21]  L'ora  giàmiona  : 

Oh  £Ìoja  !  Egli  è  già  salvo. 
Bertr.  [22]  Ah  !  son  perduto. 

Bei' tramo  sparisce.  Roberto  fuori  di  se  caie  svenuto  ai  piedi  dd 
Alice,  che  si  sforza  di  richiamarlo  in  vita.  A!  fragore  dei  (Me- 
ni, e  della  tempesta  succedono  dei  canti  con  musica  religiosa. 
Repentinamente  la  scena  si  cambia  in  una  campagna  dtl  su- 
burbio di  Palermo,  in  cui  vedesi  il  vestibolo  esterno  di  un 
Tempio.  Intanto  si  ode  il  seguente. 

Coro  di  Spiriti  invisibili 

Sù  cantiam  ,  celesti  schiere. 

Ripetiam  gli  usati  accenti. 
Alice,  e  Rambaldo. 
Sù  cantate,  eccelse  schiere, 

Ripetete  i  dolci  accenti. 


[17  Gli  cade  di  mano  la  carta  che  Alice  prontamente  r&cs®- 
glie.        [18]  Si  inginocchia  a  Roberto 

[19]  Senza  guardare  nè  a  Roberto,  nè  a  Ber  tremo,  e  leggende 
ad  alta  voce  il  testamento,  che  ha  raccolto. 

[20]  Alice,  e  Ber  tramo  prendono  per  la  mano  Robert*  cacan- 
do di  trark  ognuno  dalla  sua  parte. 

(21  Si  sentono  suonare  ore. 

[22,  Gettando  un  orribil  gridi*. 


Popolo, 

Gloria  al  Dio  deli'  alte  sfere, 
Gloria  al  Dio,  che  tutto  fé. 
Fù  Roberto  al  Ciel  fedele: 
Ora  a  Lui  s'  apre  il  Ciel. 
Spiriti  invisibili 
Fù  Roberto  a  noi  fedele: 
Ora  a  Lui  s'  apre  il  Ciel 

Tutti 
Gloria  a  Dio 
Gloria  immortai . 


FINE  DELL'  OPERA . 


CATALOGO 


Anna  Bolena 
Beatrice  di  Tenda 
Capuleli  e  Monteecbi 
Chi  dura  Vince 
Don  Giovanni 
Elisa  e  Claudi© 

Elisabetta  Regina  d'Inghilterra 
Elisir  d'Amore 
Fausta 

Gl'Arabi  nelle  Gallie 
Gli  Esposti 
Guglielmo  Teli 
li  Giojello 
Il  Giuramento 
Il  Disertore  per  Amore 
Ines  de  Castro 
Il  Pirata  e 
Le  due  Illustri  Rivali 
La  Straniera 
La  Secchia  Rapita 
La  Prova  dWOpera  Scria 
Lucia  di  Lammermoor 
Lucrezia  Borgia 
La  Gemma  di  Vergy 
La  Prigione  d'Edimburgo 
La  Sonnambula 
L'Ajo  nell'Imbarazzo 
Le  Disgrazie  di  un  bel  Giovine 
Maria  di  Rudenz 
Marino  Fallerò 
Mosè  e  Faraone 
Maria  Stuarda 
Otello 

Olivo  e  Pasquale 
Semiramide 
Salvini  e  Adelson 
Un'Avventura  di  Scaramuccia